di Redazione

A un anno dall’arresto in Venezuela del cooperante veneziano Alberto Trentini, la madre denuncia l’inerzia delle istituzioni italiane. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani risponde garantendo il continuo lavoro diplomatico

A pochi giorni dall’anniversario del primo anno di detenzione in Venezuela di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato nel novembre 2024, le parole forti della madre, Armanda Colusso, hanno riportato il caso al centro del dibattito pubblico. Durante una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, la donna ha espresso con fermezza la propria delusione nei confronti dell’operato del governo italiano.

«Fino ad agosto – ha denunciato – non c’era stato alcun contatto tra il nostro governo e quello venezuelano. Questo dimostra quanto poco si siano spesi per mio figlio. È da un anno che aspettiamo. Sono stata paziente ed educata, ma ora basta». Parole dure, quelle della madre di Alberto, che non ha nascosto la propria frustrazione per un silenzio istituzionale che percepisce come un’ingiustizia. «A mio figlio è stato rubato un anno di vita – ha continuato – un anno in cui non ha potuto godere dell’amore della famiglia, delle festività, dei piccoli piaceri quotidiani come passeggiare, ascoltare musica, leggere».

A queste accuse ha risposto il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, che in un’intervista al Messaggero Veneto ha voluto rassicurare sul massimo impegno della Farnesina: «Il caso Trentini ci sta molto a cuore. Stiamo lavorando senza sosta per arrivare alla sua liberazione».

Tajani ha però sottolineato la complessità della situazione: «Ogni contesto è diverso. In Iran, ad esempio, siamo riusciti a ottenere rapidamente la liberazione di Cecilia Sala e Alessia Piperno. In altri casi, come per alcuni ostaggi francesi, sono serviti anni. Il Venezuela rappresenta un caso particolarmente difficile».

Il nodo, secondo il ministro, è anche di natura geopolitica: «Il caso Trentini è reso ancor più complicato dalla durissima contrapposizione tra Caracas e Washington. Non possiamo certo rivelare pubblicamente ogni passo che compiamo: la diplomazia degli ostaggi richiede massima discrezione».

Nonostante tutto, Tajani ha ricordato che due cittadini italiani sono stati recentemente liberati dal governo venezuelano, pur precisando che la posizione di Trentini sembrerebbe legata a dinamiche interne del paese sudamericano. «Ma continuiamo ad agire – ha concluso – anche attraverso canali indiretti. La famiglia di Alberto deve sapere che non lo abbiamo dimenticato e continueremo a batterci per riportarlo a casa».

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