di Emilia Morelli

Dopo 122 anni i socialdemocratici perdono Copenhagen. La nuova sindaca è Sisse Marie Welling, esponente della sinistra radicale. Il voto punisce le politiche anti-migranti di Frederiksen e segna un cambiamento nella politica danese

copenhagenAll’alba è arrivata la conferma di un risultato destinato a entrare nella storia politica danese: i socialdemocratici hanno perso la guida di Copenhagen dopo 122 anni. La candidata del partito, Pernille Rosenkrantz-Theil, ha ammesso la sconfitta, aprendo la strada alla nuova sindaca Sisse Marie Welling, esponente dei Socialisti Popolari. È un passaggio di consegne simbolico, che riflette una trasformazione più ampia a livello urbano e nazionale.

I risultati elettorali e la nuova geografia politica

Nella capitale, i socialdemocratici arretrano al 12,7%, un valore insufficientemente competitivo rispetto ai Rosso-Verdi, primi con il 22,1%, e ai socialisti popolari che raggiungono il 17,9%. A livello nazionale, pur restando il partito più votato con il 23,2%, i socialdemocratici perdono oltre cinque punti rispetto al 2021 e dovrebbero guidare meno amministrazioni locali rispetto al passato. Il centrodestra del Venstre, pur fermo al 17,9%, conquista un numero maggiore di comuni. La mappa del Paese si riorganizza tra conferme nelle grandi città e svolte verso destra in alcune regioni chiave.

Le responsabilità politiche della premier Frederiksen

Mette Frederiksen, alla guida del governo in una larga coalizione che include anche due formazioni liberali di centrodestra, riconosce che il risultato rappresenta un segnale negativo. Pur ammettendo un calo più significativo del previsto, difende la scelta di costruire un esecutivo trasversale, convinta della sua necessità per affrontare le sfide nazionali ed europee. Il voto arriva al termine di anni in cui la premier è stata tra i leader europei più determinati nel sostenere militarmente l’Ucraina.

Chi è Sisse Marie Welling, la nuova sindaca

A 39 anni, Welling è un volto noto della politica cittadina. Consigliera comunale dal 2010 e assessora alla Salute dal 2018, ha costruito una campagna incentrata su temi molto vicini ai cittadini: qualità dell’aria, salute pubblica, ambiente, case accessibili e servizi per l’infanzia. Originaria di Aarhus, si è trasferita a Copenhagen per completare gli studi e ha improntato la sua proposta politica a un modello di città più equa e sostenibile.

Il peso delle politiche migratorie nella sconfitta

Una delle chiavi del voto, secondo le prime analisi, è il rigetto da parte dell’elettorato urbano delle severe politiche anti-migranti portate avanti da Frederiksen. Nei quartieri multietnici della capitale, dove un abitante su cinque nasce all’estero, la linea dura su asilo, ricongiungimenti, deportazioni e restrizioni culturali ha alimentato un crescente malcontento. La capitale sembra essersi allineata a una tendenza globale che vede le metropoli preferire figure politiche più progressiste e radicali.

Un voto influenzato da casa, ambiente e scelte di candidatura

Oltre alla questione migratoria, hanno pesato anche i limiti delle politiche abitative, con affitti sempre più elevati, e la sensazione che alcune priorità ambientali siano state accantonate. A ciò si è aggiunta la scelta di candidare Rosenkrantz-Theil, figura molto vicina alla premier, percepita come una nomina calata dall’alto. Una combinazione di fattori che ha contribuito a indirizzare l’elettorato verso un cambiamento netto.

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