di Ennio Bassi

Sconfitta per il presidente conservatore: i cittadini respingono tutte le proposte referendarie, inclusa la riapertura alle basi straniere e la riforma costituzionale in chiave neoliberista

Con un voto chiaro e deciso, gli ecuadoriani hanno respinto il ritorno delle basi militari straniere nel Paese, vietate dalla Costituzione del 2008. È questo il principale esito del referendum del 16 novembre, i cui risultati sono stati resi noti ieri: una sonora bocciatura per il presidente Daniel Noboa, che aveva legato l’esito del voto alla propria leadership e alla possibilità di una svolta politica in senso conservatore.

I cittadini erano chiamati ad esprimersi su quattro quesiti: oltre alla reintroduzione delle basi militari straniere, anche sulla riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e, soprattutto, la convocazione di un’Assemblea costituente per riscrivere la Costituzione. Tutte le proposte sono state rigettate dalla maggioranza degli elettori.

La sconfitta del governo è particolarmente significativa sul fronte costituzionale. L’obiettivo di Noboa, vicino alle posizioni dell’ex presidente Usa Donald Trump, era imprimere un cambio di rotta radicale all’architettura dello Stato, allontanandosi dalle politiche sociali e redistributive dell’era Correa per abbracciare un modello più neoliberista. Ma l’elettorato ha detto no.

Il voto si è svolto in un contesto di forte instabilità e violenza. L’Ecuador, oggi snodo cruciale del traffico di cocaina tra Colombia e Perù, è afflitto da una crescente pressione da parte delle bande criminali. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli attacchi a candidati politici, sindaci e giornalisti, soprattutto nelle città costiere, terreno conteso tra i gruppi legati al narcotraffico.

Eletto solo sette mesi fa con una campagna incentrata sulla sicurezza interna, Noboa esce indebolito da questo risultato. In un messaggio pubblicato su X, il presidente ha dichiarato: «Rispetteremo la volontà del popolo e continueremo a lottare per il paese che meritate, con gli strumenti di cui disponiamo».

Il referendum segna dunque un punto fermo nella difesa della sovranità nazionale e conferma la resistenza della società ecuadoriana a un allineamento automatico con Washington. Allo stesso tempo, mostra quanto sia fragile la tenuta del governo in un Paese attraversato da tensioni sociali, crisi economica e violenze diffuse.

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