di Corinna Pindaro
La Corte dei conti respinge il decreto sulla convenzione con la società Stretto di Messina, infliggendo un nuovo stop al progetto del ponte. Crescono le criticità giuridiche e lo scontro politico attorno alla grande opera voluta dal governo Meloni
Il percorso amministrativo per la costruzione del ponte sullo Stretto registra un’ulteriore frenata. La sezione centrale di controllo di legittimità della Corte dei conti ha infatti respinto il decreto firmato il 1° agosto 2025 dai ministeri delle Infrastrutture e dell’Economia, documento che aggiornava la convenzione del 2003 con la società Stretto di Messina. La mancata registrazione dell’atto mette in discussione l’effettiva operatività della concessionaria, chiamata a portare avanti la realizzazione dell’opera, e rappresenta un ostacolo rilevante per la strategia del governo Meloni.
Una nuova bocciatura dopo il caso Cipess
Questo provvedimento segue a breve distanza un’altra decisione sfavorevole della Corte dei conti: il mancato visto alla delibera Cipess che stanziava 13,5 miliardi di euro per l’infrastruttura. Anche il decreto sulla convenzione ha sollevato perplessità, tanto da essere rinviato alle sezioni riunite per ulteriori valutazioni sollecitate dal magistrato delegato.
Il governo, nel frattempo, è ancora in attesa delle motivazioni complete del precedente rigetto, fondamentali per comprendere i punti critici sottolineati dai giudici contabili e valutare gli eventuali aggiustamenti normativi.
La posizione dell’esecutivo e la linea di Salvini
Da parte del governo, il commento arriva da Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, che considera la decisione un’evoluzione prevedibile alla luce della prima bocciatura. Salvini assicura che le strutture tecniche del ministero stanno già analizzando tutti gli aspetti contestati e ribadisce la volontà di proseguire senza tentennamenti verso la realizzazione dell’opera. Pur riconoscendo l’impasse, il ministro trasmette ottimismo e determinazione.
L’attacco delle opposizioni: “Decisione gravissima, il governo si fermi”
Opposta la lettura delle forze politiche di minoranza, che parlano di un segnale inequivocabile sulla fragilità dell’intero impianto amministrativo predisposto dall’esecutivo.
Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, definisce la decisione della Corte dei conti “di una gravità eccezionale”, sostenendo che il governo avrebbe impegnato risorse pubbliche ingenti all’interno di un quadro ritenuto non legittimo. A suo avviso, andare avanti ignorando il pronunciamento significherebbe esporsi a responsabilità giuridiche potenzialmente molto rilevanti, tanto da annunciare un possibile ricorso alla Procura europea.
Anche la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, interpreta il nuovo stop come un freno necessario a un progetto definito “datato, poco utile e dannoso per la Sicilia”, criticando la gestione portata avanti dal governo.
Un iter che si complica sempre di più
La doppia bocciatura da parte della Corte dei conti pesa in modo significativo sul futuro del ponte sullo Stretto. Tra rilievi di legittimità, atti sospesi e tensioni politiche, la realizzazione della grande opera entra in una fase di crescente incertezza. Il percorso amministrativo, già complesso, appare ora ancora più difficile da portare avanti senza adeguamenti sostanziali e una strategia più solida.
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