di Emilia Morelli

Le tensioni interne al governo frenano l’adesione italiana al programma Nato Purl. Salvini critica l’invio di armi a Kiev e rivendica lo stop alla missione di Crosetto negli USA. Meloni resta prudente, mentre Tajani annuncia un nuovo pacchetto bilaterale di aiuti

salvini ucrainaLa mancata partenza del ministro della Difesa Guido Crosetto per gli Stati Uniti assume ora il sapore di una vera e propria rivendicazione politica. Accanto alle perplessità della premier sul via libera a nuovi acquisti militari americani in un momento delicato per l’esecutivo, si sono sommati i veti di Matteo Salvini contro l’adesione italiana al programma Nato Purl, dedicato al sostegno militare all’Ucraina.

Il leader della Lega, parlando a Napoli, ha infatti espresso pubblicamente la sua contrarietà, soffermandosi sugli scandali di corruzione che hanno coinvolto funzionari ucraini e mettendo in guardia dall’utilizzo dei fondi italiani: soldi dei cittadini che, secondo Salvini, non dovrebbero “alimentare ulteriori distorsioni”. Un’affermazione che ha provocato la reazione immediata di Crosetto: “Non si giudica Kiev per due corrotti”.

Una frattura che preoccupa Washington e Kiev

Le parole del vicepremier entrano in rotta di collisione con la linea ufficiale del governo, che continua a ribadire il sostegno all’Ucraina, anche tramite forniture militari necessarie alla difesa dall’aggressione russa. Le sue dichiarazioni, però, non sono passate inosservate né a Washington né a Kiev.

Il Dipartimento di Stato americano, intervenendo sulle pagine di Repubblica, ha sollecitato l’Italia a dare l’ok al Purl. L’Ucraina, da parte sua, ha nuovamente chiesto al governo Meloni di aderire al programma per poter ottenere sistemi Patriot e lanciarazzi Himars, essenziali per proteggersi dagli attacchi aerei.

Salvini, tuttavia, insiste sulla via del negoziato, citando il Papa e Donald Trump, e sostenendo che prolungare il conflitto attraverso nuove forniture belliche non porterebbe a una soluzione concreta. Parole che segnano una distanza netta dalla posizione degli alleati.

Il ruolo della Lega e i dubbi interni alla maggioranza

L’intransigenza del segretario leghista non è casuale. Salvini mira a valorizzare il suo ruolo nel bloccare, almeno per ora, la missione di Crosetto negli Stati Uniti, consapevole di creare una tensione non solo con Washington, ma anche all’interno della coalizione.

Sulla stessa linea si muove il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che continua a richiamare l’attenzione sui limiti di spesa del governo mentre si lavora a una legge di bilancio improntata all’austerità. Eppure, l’eventuale adesione al Purl prevedrebbe un impegno di circa 140 milioni di euro, una cifra ritenuta sostenibile.

Il nodo principale, dunque, non sarebbe economico ma politico: Meloni teme che un via libera in questa fase possa incrinare il consenso di alcune fasce dell’elettorato, aprendo la strada a una possibile opposizione parlamentare della Lega proprio durante l’iter della manovra. Non sorprende, quindi, che la presidente del Consiglio continui a mantenere una posizione cauta: “Stiamo riflettendo, decideremo”.

Le rassicurazioni di Tajani e il nuovo pacchetto di aiuti

Nel tentativo di smorzare le tensioni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani annuncia che il governo è pronto a firmare un nuovo decreto interministeriale per l’invio di materiale militare a Kiev attraverso canali bilaterali. Una scelta che permetterebbe di sostenere l’Ucraina senza passare dal programma Purl, evitando l’acquisto dei sistemi americani più sofisticati, come richiesto da Zelensky.

Tajani conferma che l’Italia continuerà a supportare la difesa ucraina, sottolineando come nelle ultime ore il Paese sia stato nuovamente sotto attacco con missili e droni. Il nuovo pacchetto — assicura — sarà approvato a breve.

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