di Carlo Longo
La ministra dell’Interno Mahmood propone una riforma restrittiva: stop all’assistenza automatica, rinnovo dello status ogni 2 anni e mezzo, vent’anni per la residenza permanente
Il governo britannico guidato dal laburista Keir Starmer si prepara a una stretta senza precedenti sul sistema di accoglienza per i richiedenti asilo. A confermarlo è stata la ministra dell’Interno Shabana Mahmood, che nel corso del fine settimana ha illustrato i principali contenuti di una riforma restrittiva destinata a cambiare profondamente il modello di gestione delle domande d’asilo nel Regno Unito.
Secondo quanto anticipato, il nuovo piano che sarà presto presentato in Parlamento prevede che accoglienza e sostegno economico diventino discrezionali, e non più garantiti automaticamente per legge come avviene oggi. “Chi può lavorare o ha beni propri, chi commette reati o lavora illegalmente potrà vedersi negare l’assistenza pubblica”, ha dichiarato Mahmood.
Un altro punto chiave riguarda la durata dello status di rifugiato, attualmente concesso per cinque anni: la riforma prevede che venga rinnovato ogni due anni e mezzo, e che per richiedere un permesso di soggiorno permanente serviranno almeno vent’anni, un cambiamento che rischia di impattare fortemente sulla stabilità delle persone accolte.
Le condizioni per lavorare resteranno invece complesse: i richiedenti asilo possono accedere al lavoro solo dopo 12 mesi dall’invio della domanda, a patto che il ritardo non sia loro imputabile, e anche in quel caso solo in una lista ristretta di impieghi autorizzati.
Pur appartenendo a un governo di centrosinistra, Mahmood ha difeso la linea dura, definendo la proposta “la più ampia riforma contro l’immigrazione irregolare dell’epoca moderna”. La ministra ha spiegato che l’obiettivo è ridurre la pressione migratoria legata agli arrivi attraverso il Canale della Manica, che negli ultimi anni ha visto un aumento costante degli ingressi irregolari.
La stampa britannica ha già paragonato la riforma al modello danese, noto per il suo approccio estremamente restrittivo in materia di asilo, che da tempo è diventato un punto di riferimento per le forze politiche conservatrici europee.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Mentre alcune frange del Labour sostengono la riforma come un segnale di responsabilità governativa, organizzazioni umanitarie e attivisti per i diritti dei migranti hanno espresso forte preoccupazione per l’impatto che queste misure avranno sulle persone più vulnerabili, in un contesto già segnato da procedure lente, incertezza e precarietà sociale.
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