di Ennio Bassi

Washington rafforza la presenza militare nei Caraibi con navi da guerra e caccia. Trump valuta un intervento mirato. Maduro mobilita l’esercito, Machado lancia un appello ai soldati: “Abbandonate il regime”

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Porta AereiLa più grande portaerei americana, la USS Gerald R. Ford, è arrivata nel Mar dei Caraibi, a distanza utile per colpire il territorio venezuelano. Con lei, 15.000 soldati statunitensi, una quindicina di imbarcazioni militari, sottomarini d’attacco, mezzi da sbarco e caccia F-35 schierati a Porto Rico. È il più imponente dispiegamento di forze nella regione dal 1989, quando gli Stati Uniti invasero Panama.

Formalmente, la missione — battezzata dal Pentagono “Southern Spear” (“Lancia del Sud”) — è parte delle operazioni antidroga contro le imbarcazioni che trasportano stupefacenti dal Venezuela. Ma il carattere militare dell’operazione e la coincidenza con l’inasprirsi della crisi politica interna a Caracas fanno pensare a obiettivi ben più ampi.

L’amministrazione Trump, da tempo impegnata a isolare il regime di Nicolás Maduro, starebbe valutando varie ipotesi d’intervento militare. Venerdì, lo stesso presidente ha dichiarato: «Ho deciso cosa fare, ma non posso ancora dirvelo». Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa americana, tra le opzioni considerate vi sarebbero bombardamenti miraticontro basi militari venezuelane, centri di comando e impianti di produzione della cocaina.

Nel frattempo, Maduro ha annunciato una “mobilitazione di massa” dell’esercito, mentre i media filogovernativi mostrano soldati armati a presidio delle città. Paradossalmente, il presidente venezuelano alterna toni bellici a messaggi pacifisti: durante un comizio, ha addirittura intonato Imagine di John Lennon, invocando «pace nel continente» e dicendo di non temere un’aggressione.

Ma anche l’opposizione venezuelana, da tempo costretta alla clandestinità, si sta muovendo. María Corina Machado, leader storica dell’opposizione e fresca vincitrice del Premio Nobel per la Pace, ha lanciato un appello pubblico alle forze armate: «Disertate, abbandonate il regime, siate al servizio della democrazia». Machado ha più volte affermato di essere pronta, insieme ai suoi collaboratori, a governare il Paese nel caso di un crollo del chavismo.

Lo scenario resta altamente instabile: mentre gli Stati Uniti rafforzano la pressione, il governo venezuelano si chiude nella retorica della resistenza, e l’opposizione intravede uno spiraglio. Un intervento militare diretto, per ora, resta un’incognita, ma mai come oggi lo spettro di un’escalation armata sembra vicino alle coste del Venezuela.

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