di Ennio Bassi
Velocità, manovrabilità e propulsione nucleare: il nuovo missile da crociera russo spaventa l’Alleanza Atlantica. Ma restano dubbi su affidabilità e reale minaccia
Il missile Burevestnik, noto anche come SSC-X-9 “Skyfall” in codice NATO, è tornato sotto i riflettori della difesa occidentale. Il suo sviluppo, ormai ritenuto completato dalla Russia, desta forti preoccupazioni all’interno dell’Alleanza Atlantica. Secondo un documento classificato della NATO, visionato dal quotidiano Die Welt, si tratterebbe di un’arma capace di colpire ovunque nel mondo, difficile da intercettare e teoricamente impossibile da fermare.
Lanciabile da piattaforme mobili, con una propulsione nucleare che ne garantisce un’autonomia virtualmente illimitata, il Burevestnik può volare per giorni interi, cambiare traiettoria in volo e aggirare i radar di sorveglianza. Non a caso, nel documento si parla di una minaccia “potenzialmente destabilizzante”, in grado di eludere i sistemi di difesa aerea anche nelle aree meno presidiate, come il sud Europa o le rotte polari.
Tre settimane fa, il presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato pubblicamente il successo dei test missilistici, senza fornire ulteriori dettagli. L’annuncio aveva suscitato scetticismo, ma oggi l’allarme in ambito NATO sembra salire di livello.
Ombre e dubbi sul super-missile
Il Burevestnik rappresenta certamente una svolta tecnologica: il reattore nucleare miniaturizzato che lo alimenta potrebbe consentirgli di sorvolare migliaia di chilometri senza rifornimenti, colpendo da angolazioni imprevedibili. Ma non mancano le incognite tecniche.
Gli esperti sottolineano che il missile non è ipersonico: vola a circa 900 km/h, rendendolo vulnerabile proprio a causa del lungo tempo di permanenza in volo. Un tempo che potrebbe offrire occasioni di individuazione e contrasto. Inoltre, l’utilizzo di un reattore nucleare comporta rischi notevoli in termini di affidabilità e sicurezza, non solo in fase di volo, ma anche durante lo stoccaggio e il lancio.
Non solo Burevestnik: occhi puntati su Oreshnik e Poseidon
Nel mirino della NATO c’è anche l’Oreshnik (SS-X-28), un missile balistico mobile a medio raggio testato nel 2024 in Ucraina. Con una gittata di fino a 5.500 chilometri, sarebbe compatibile con testate nucleari, e potrebbe essere schierato dalla Bielorussia entro dicembre, come annunciato dalla portavoce presidenziale Natalia Eismont: “Una risposta all’escalation occidentale”.
A preoccupare è anche il drone sottomarino Poseidon, progettato per colpire infrastrutture costiere come porti e basi navali. Considerato “difficile da individuare” in acque profonde, il Poseidon potrebbe diventare una delle minacce più insidiose nel caso di un conflitto su larga scala.
Tra deterrenza e propaganda
Nonostante la retorica militare e le nuove tecnologie, la reale portata della minaccia russa resta da verificare. Lo sviluppo di sistemi così avanzati richiede costi elevatissimi, manutenzione continua e infrastrutture logistiche complesse. Per quanto inquietante, il fatto che il Burevestnik sia stato completato non implica che sia operativo su vasta scala.
L’Alleanza Atlantica ha certamente motivo per tenere alta la guardia, ma anche per evitare allarmismi prematuri: tra il possibile e il concreto, il passo può essere molto lungo.
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