di Martina Esposito

L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente Emmanuel Macron. La vicenda riaccende i riflettori sulle sparizioni forzate nel Paese sudamericano

Camilo Castro, 41 anni, cittadino francese scomparso misteriosamente il 26 giugno scorso nei pressi del confine tra Venezuela e Colombia, è finalmente libero. A dare la notizia è stato il presidente francese Emmanuel Macron, che con un messaggio pubblicato sulla piattaforma X ha espresso sollievo per la liberazione: “Camilo Castro è libero. Condivido la gioia e il sollievo della sua famiglia e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla sua liberazione”.

Castro risiedeva da tempo in Colombia e si trovava in viaggio quando è scomparso senza lasciare traccia. Solo settimane dopo, la sua famiglia e Amnesty International hanno rivelato che era stato arrestato dalle autorità venezuelane. Nessuna comunicazione ufficiale è stata fornita per settimane, alimentando timori per la sua incolumità.

A fine luglio, la famiglia aveva ricevuto un unico segnale: un messaggio vocale inquietante in cui Camilo chiedeva aiuto. Da allora, il silenzio. Solo a metà settembre la madre ha reso pubblica la sua preoccupazione, denunciando la totale mancanza di notizie da parte delle autorità venezuelane.

Venezuela, tra detenzioni arbitrarie e accuse di “sparizioni forzate”

Il caso di Castro si inserisce in un quadro più ampio di presunte violazioni dei diritti umani da parte del regime di Nicolás Maduro. Amnesty International ha documentato, in un rapporto pubblicato a luglio, numerosi casi di detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate, spesso ai danni di oppositori politici o cittadini stranieri.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani, il governo venezuelano si sarebbe servito di queste pratiche per costruire una narrazione basata su presunte “cospirazioni straniere”, utilizzandole anche come strumento di pressione nei confronti di governi occidentali.

Il parallelo con Alberto Trentini

La liberazione di Castro richiama alla memoria un altro caso simile che coinvolge un cittadino europeo: quello dell’italiano Alberto Trentini, cooperante di 46 anni detenuto in Venezuela da oltre un anno senza accuse formali né processo. Anche la sua vicenda ha suscitato l’interesse di organizzazioni internazionali e familiari, che chiedono chiarezza e giustizia.

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