di Ennio Bassi
Dopo 43 giorni di paralisi governativa, anche la Camera ha approvato la legge per porre fine allo shutdown più lungo della storia americana. Il provvedimento garantisce il finanziamento delle agenzie federali fino al 30 gennaio, mentre per i dipartimenti di Difesa e Agricoltura la copertura è estesa fino a settembre
Con una firma nello Studio Ovale e un discorso polemico nei confronti dei Democratici, il presidente Donald Trump ha chiuso ufficialmente il sipario sullo shutdown più prolungato della storia degli Stati Uniti. La legge, già approvata dal Senato, ha ottenuto il via libera anche alla Camera dei Rappresentanti con 222 voti favorevoli contro 209 contrari, includendo l’appoggio di sei deputati democratici, e consente la riapertura delle attività federali dopo settimane di blocco operativo.
“Oggi stiamo inviando un messaggio chiaro: non cederemo mai al ricatto politico”, ha dichiarato Trump, circondato da alleati repubblicani, subito prima della firma. Il presidente ha attribuito ai Democratici la responsabilità di aver inflitto “danni enormi” al Paese, citando la cancellazione di oltre 20.000 voli, il mancato pagamento degli stipendi a più di un milione di lavoratori pubblici e il blocco dei sussidi alimentari a milioni di cittadini.
Il compromesso legislativo prevede il finanziamento dell’intera amministrazione federale fino al 30 gennaio e assicura fondi fino al 30 settembre per i due dipartimenti chiave: Difesa e Agricoltura, quest’ultimo incaricato anche della distribuzione dei sussidi alimentari. Garantiti inoltre il reintegro del personale licenziato e il pagamento degli stipendi arretrati.
Nonostante il sostegno decisivo di alcuni deputati democratici, la maggioranza del partito ha votato contro la misura, denunciando l’assenza di tutele per l’estensione dei sussidi legati all’Affordable Care Act. L’opposizione aveva cercato di inserire in extremis garanzie sulla copertura sanitaria, ma senza successo. Trump, dal canto suo, ha ribadito la linea dura, definendo quelle richieste “strumenti di ricatto”. “Questo non è il modo di governare un Paese”, ha detto il presidente in una dichiarazione televisiva, promettendo di lavorare a una riforma che impedisca futuri blocchi del governo. “Spero che siamo tutti d’accordo: il governo non dovrebbe mai più essere chiuso per motivi politici.”
L’accordo era stato considerato praticamente certo dopo il passaggio al Senato, dove otto senatori democratici moderati avevano rotto con la linea del partito, alimentando polemiche interne. Con la firma presidenziale, il governo si prepara ora a riprendere le sue funzioni. Alcuni settori, come i trasporti aerei e i parchi federali, potrebbero aver bisogno di alcuni giorni per tornare a pieno regime.
Con i suoi 43 giorni di durata, lo shutdown appena concluso diventa ufficialmente il più lungo nella storia degli Stati Uniti, superando il record precedente del 1995-1996 sotto l’amministrazione Clinton. Le ripercussioni, avverte Trump, si faranno sentire ancora a lungo: “L’impatto reale sarà chiaro solo nelle prossime settimane o mesi.”
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L’articolo Trump firma la fine dello shutdown: “Mai più ostaggi del ricatto politico” proviene da Associated Medias.

