di Ennio Bassi

Un’inchiesta di Radio Free Europe svela l’esistenza di tre studi presidenziali identici, usati da Vladimir Putin per registrare discorsi e fuorviare il pubblico. Il Cremlino ricicla vecchi video per motivi di sicurezza

Dietro le quinte del potere russo si nasconde un sofisticato stratagemma scenografico: tre uffici presidenziali perfettamente identici, dislocati in località diverse, utilizzati da Vladimir Putin per registrare i suoi discorsi alla nazione senza rivelare dove si trovi realmente. L’indiscrezione arriva da Systema, l’unità investigativa di Radio Free Europe, che ha analizzato ore di filmati e documenti ufficiali, svelando come il Cremlino abbia orchestrato una vera e propria messa in scena per motivi di sicurezza e disinformazione.

Il primo episodio sospetto risale all’11 ottobre 2020, quando la tv di Stato russa annunciava un’intervista esclusiva con Putin da Novo-Ogaryovo, la storica residenza presidenziale alle porte di Mosca. Ma un dettaglio apparentemente banale la posizione della maniglia di una porta ha acceso i sospetti: l’ufficio nel video non corrispondeva a quello di Novo-Ogaryovo.

Secondo l’inchiesta, le immagini sarebbero state girate in realtà a oltre 1.500 chilometri di distanza, a Sochi, presso la residenza di Bocharov Ruchei, o nella più isolata tenuta di Valdai, a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo. Qui, nel 2016, è stato costruito un padiglione conferenze proprio su un ex campo da tennis, ad opera della stessa impresa che ha curato i lavori a Novo-Ogaryovo e Sochi.

Systema afferma di aver identificato due “copie” dell’ufficio ufficiale del presidente, riprodotte con precisione maniacale: dalle pannellature in legno ai portadocumenti, fino ai dettagli del parquet. Differenze minime come l’altezza della maniglia, la tonalità del tavolo o la forma di un mobiletto tradirebbero però la reale location dei video.

Ma c’è di più: molti degli incontri mostrati come recenti sarebbero in realtà registrazioni vecchie di mesi, almeno cinque dei quali avrebbero avuto luogo in primavera ma diffusi ad aprile e maggio come se fossero attuali. Dal mese di agosto, sarebbero sette i video “riciclati” e spacciati per contenuti inediti dal Cremlino.

Dietro questa scenografia multipla si celano evidenti preoccupazioni per la sicurezza del presidente, soprattutto dopo l’intensificarsi degli attacchi con droni sul territorio russo e nel contesto del conflitto con l’Ucraina. Valdai, in particolare, sarebbe oggi la località preferita da Putin per la sua maggiore riservatezza e isolamento.

L’unità investigativa ha anche analizzato centinaia di post sui social media, tracciando i movimenti di persone vicine all’entourage presidenziale. Una mole di dati incrociati ha permesso di smascherare quello che appare come un sofisticato sistema di dissimulazione, pensato per confondere osservatori, nemici esterni e forse anche l’opinione pubblica russa.

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