di Ennio Bassi
Durante l’incontro di martedì sera tra governo, sindacati e rappresentanti di Acciaierie d’Italia, l’attenzione si è concentrata sulle dure critiche della Fiom. Quella che è «di fatto una chiusura» dell’ex ILVA porterà a migliaia di lavoratori penalizzati e nessuna strategia chiara per il rilancio ambientale e industriale del sito di Taranto
«Il governo ha presentato di fatto un piano di chiusura». Con queste parole Michele De Palma, segretario generale della Fiom, ha sintetizzato l’esito dell’incontro tenutosi martedì sera tra l’esecutivo, i sindacati e i rappresentanti dell’ex ILVA di Taranto, oggi Acciaierie d’Italia. Un confronto che si è rivelato tutt’altro che distensivo, incentrato sul futuro incerto dello stabilimento e su un piano industriale che – secondo i sindacati – ignora le vere priorità del rilancio.
«Ci sono migliaia di lavoratori che finiscono in cassa integrazione – ha proseguito De Palma – e non c’è un sostegno finanziario reale alla decarbonizzazione né un piano credibile per rilanciare la produzione. Si sta procedendo verso un ridimensionamento che rischia di diventare definitivo». Parole dure, che riflettono il rifiuto da parte dei sindacati del piano presentato, il quale prevede un aumento significativo degli operai in cassa integrazione: dai 4.500 attuali a 5.700 nelle prossime settimane, fino a 6.000 già a partire da gennaio, su un totale di circa 8.000 dipendenti.
Il nodo centrale resta quello della transizione ecologica dello stabilimento, una fase definita di “decarbonizzazione”, che comporta la riduzione della produzione alimentata a carbone a favore di sistemi meno inquinanti. Ma proprio questa trasformazione sembra oggi avvenire a spese dei lavoratori, senza una visione industriale solida o un piano occupazionale adeguato.
«Ci aspettavamo un progetto in grado di coniugare ambiente e lavoro, ma abbiamo ricevuto una proposta che scarica tutto il peso della transizione sui dipendenti», ha concluso De Palma. A preoccupare ulteriormente i sindacati è l’intenzione del governo di accelerare la vendita dell’impianto, gestito attualmente in amministrazione straordinaria. Tra le offerte in campo, l’esecutivo sembra orientato verso quella del fondo Bedrock, considerata la “migliore” ma che, secondo fonti sindacali, comporterebbe numerosi licenziamenti.
In una nota ufficiale, il governo ha espresso «rammarico per la posizione dei sindacati», ma non ha fornito ulteriori dettagli sulle garanzie occupazionali né su eventuali investimenti strutturali per garantire la sostenibilità a lungo termine dell’acciaieria.
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