di Ennio Bassi
Il figlio dell’ex dittatore libico ha pagato una cauzione di 770mila euro. Era accusato di occultamento di informazioni sulla scomparsa dell’imam Musa al Sadr nel 1978
Dopo dieci anni di carcerazione preventiva, Hannibal Gheddafi, figlio dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, è stato rilasciato dalle autorità libanesi. Il provvedimento è stato adottato in seguito al pagamento di una cauzione di circa 770mila euro, significativamente ridotta rispetto ai 9 milioni inizialmente richiesti.
Gheddafi si trovava detenuto in Libano dal 2015, accusato di aver taciuto informazioni rilevanti sulla scomparsa dell’imam sciita Musa al Sadr, figura politica e religiosa libanese di primo piano, svanito nel nulla durante una visita ufficiale in Libia nel 1978. All’epoca, Muammar Gheddafi era al potere e Hannibal aveva appena due anni. Nonostante l’arresto prolungato, il processo a suo carico non è mai iniziato formalmente.
Il rilascio è giunto a pochi giorni dalla revoca del divieto di espatrio da parte delle autorità libanesi, misura accompagnata dalla riduzione della cauzione grazie alla mediazione diplomatica del governo libico di Tripoli, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Parallelamente, i legali di Gheddafi hanno ritirato la denuncia presentata contro lo Stato libanese per detenzione arbitraria senza processo.
Al momento, non è stato reso noto dove si trovi Hannibal Gheddafi né se lascerà il Libano nel breve termine. Il caso resta emblematico delle tensioni mai sopite tra Libano e Libia attorno alla vicenda irrisolta dell’imam al Sadr, che oggi avrebbe 97 anni e la cui sorte rimane uno dei grandi misteri della storia recente del Medio Oriente.
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