di Corinna Pindaro

Dopo le rivelazioni di Report, Pd, M5S e Avs chiedono le dimissioni del Garante Privacy. Meloni: “Non è competenza del governo”. Donzelli: “Favorevoli allo scioglimento”

garante privacyLa bufera che coinvolge l’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali non accenna a placarsi. Dopo l’inchiesta di Report su Rai3, le opposizioni – Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra – chiedono l’azzeramento del collegio e le dimissioni di tutti i componenti.
Per la segretaria del Pd Elly Schlein, “sta emergendo un quadro grave e desolante nella gestione dell’Autorità, che impone un segnale di discontinuità”.

Dal canto suo, la premier Giorgia Meloni, intercettata all’aeroporto di Bari, ha ribadito che “l’Authority non è di competenza del governo” e che un eventuale azzeramento “spetta al collegio stesso”.
La presidente del Consiglio ha inoltre ricordato che “l’attuale Garante è stato eletto dal Parlamento durante il governo giallorosso, in quota Pd e M5S”, sottolineando l’incongruenza delle accuse: “È assurdo che ora dicano di non fidarsi delle persone che loro stessi hanno scelto”.

Report e Ranucci: “Un’anomalia che limita la libertà di stampa”

Nella polemica è intervenuto anche Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, che a Un Giorno da Pecora (Rai Radio1) ha risposto alla premier: “Ha ragione a dire che le dimissioni spettano al collegio, ma ricordiamo che tra i membri ci sono anche rappresentanti di Lega e Fratelli d’Italia”.

Il giornalista ha definito le eventuali dimissioni del Garante “una grande sconfitta”, denunciando “un’anomalia che la politica conosce da tempo” e che “limita la libertà di stampa”.
Ranucci ha poi invitato il Parlamento a tenere “un faro acceso sul finanziamento delle Autorità e sul loro ruolo nella tutela dell’informazione”, smentendo inoltre voci su una sua candidatura con il M5S o un possibile passaggio a La7.

Donzelli (FdI): “Favorevoli allo scioglimento delle Authority nominate dalla sinistra”

Sul fronte di Fratelli d’Italia, il responsabile dell’organizzazione Giovanni Donzelli ha replicato duramente alle opposizioni, ricordando che il collegio del Garante fu nominato “quando FdI contava appena il 4% in Parlamento”.
“Delle due l’una – ha dichiarato – o Pd e M5S furono sprovveduti nel nominare un’autorità che ora definiscono vicina a FdI, oppure si lasciano dettare la linea da Report”.

Donzelli ha aggiunto che il partito “non difenderà mai un’autorità voluta dalla sinistra”, dichiarandosi “favorevole con grande slancio e giubilo allo scioglimento di qualsiasi ente nominato da Pd e M5S”.
Ha inoltre accusato Report di mettere in atto “una macchina del fango contro chi osa toccare i suoi interessi”, definendo l’inchiesta “un avvertimento per istituzioni e magistrati”.

Le opposizioni unite: “Serve discontinuità e trasparenza”

Il fronte progressista, intanto, insiste per un cambio radicale.
Sandro Ruotolo, responsabile informazione del Pd, parla di “scontro senza precedenti tra Report e l’Autorità per la Privacy”, ricordando la multa al programma Rai e la visita del componente Agostino Ghiglia – ex esponente di Alleanza Nazionale – presso la sede di Fratelli d’Italia il giorno precedente alla sanzione.

“È un conflitto di interessi macroscopico – ha denunciato Ruotolo – che mina l’imparzialità e l’autorevolezza dell’istituzione”.

Conte rilancia il tema del conflitto di interessi

Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha attaccato direttamente la premier: “Meloni dice che non ha competenza, ma si scambiava messaggi con Ghiglia e riceveva visite nella sede di FdI. Dov’era allora la distanza dal Garante?”.

Conte ha annunciato l’intenzione di ripresentare in Parlamento la legge sul conflitto di interessi, definendola “la madre di tutte le battaglie per estirpare la politica clientelare e opaca che contamina le istituzioni”.
La proposta ha trovato l’appoggio immediato di Elly Schlein, che ha dichiarato: “Condividiamo pienamente e siamo pronti a sostenerla. Serve una legge chiara per garantire indipendenza e trasparenza”.

Nuove richieste di chiarimento e mozioni in Parlamento

Il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia ha chiesto che il governo riferisca in aula sui “rapporti tra membri del Garante e Fratelli d’Italia, oltre che con aziende e studi legali coinvolti”.
Anche Peppe De Cristofaro (Avs) ha denunciato “una gestione opaca e politicizzata dell’Autorità”, affermando che “ha smarrito la propria funzione di tutela dei diritti dei cittadini”.

Nel frattempo, alla Camera dei Deputati è iniziata la discussione sulle mozioni per la libertà di stampa, con Pd, M5S e Avs al lavoro su un testo unitario che impegni il governo a recepire la direttiva UE contro le querele temerarie.
Il centrodestra non ha ancora presentato un proprio documento, ma ha annunciato che lo farà nei prossimi giorni.

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