di Carlo Longo

Il presidente ucraino accusa Mosca di voler annientare lo Stato ucraino. Cresce la pressione militare sul fronte orientale, mentre gli USA bloccano 5 miliardi di aiuti militari a causa dello shutdown

Volodymyr Zelensky torna a lanciare un duro atto d’accusa contro Mosca: “La Russia vuole bloccare lo sviluppo dell’Ucraina, distruggerne l’identità e il territorio”, ha dichiarato il presidente ucraino in un messaggio pubblicato su Telegram, mentre la capitale e numerose altre città del Paese sono sotto attacco balistico.

Secondo Zelensky, non è l’Europa a essere in guerra con la Russia, ma è Mosca a condurre una guerra diretta contro l’Ucraina e, potenzialmente, contro l’intero continente. “La Russia non teme l’intelligenza, teme la forza. Ogni segnale di prudenza da parte dell’Europa viene percepito come debolezza”, ha affermato, accusando Mosca di usare il ricatto energetico come arma geopolitica.

Il presidente ha inoltre definito le recenti violazioni dello spazio aereo europeo da parte di droni russi come “verifiche”: prove tecniche di una possibile escalation, test della tenuta delle reazioni euro-atlantiche. “Non c’è fumo senza fuoco”, ha avvertito Zelensky, “tutti questi attacchi con droni sono test per saggiare la risposta europea e americana”.

L’avanzata russa e la resistenza ucraina

Mentre le parole del presidente ucraino scuotono le cancellerie occidentali, la situazione sul campo resta drammatica. I combattimenti più feroci si concentrano a Pokrovsk e Kupyansk, nell’Ucraina orientale. Le forze armate di Kiev affermano di aver respinto 73 attacchi in 24 ore solo nel settore di Pokrovsk, dove l’intensità degli scontri ha raggiunto nuovi picchi. Secondo lo Stato Maggiore ucraino, la Russia ha lanciato 41 missili, 54 attacchi aerei e oltre 5.200 droni kamikaze, colpendo sia postazioni militari che zone abitate.

Il Ministero della Difesa russo, dal canto suo, ha diffuso un video in cui si mostra l’avanzata delle truppe nella zona boschiva a sud-est della stazione ferroviaria di Olivino, in direzione Kupyansk.

Kiev sotto minaccia balistica

Nella serata di ieri è stato dichiarato lo stato di allerta aerea su Kiev e in altre regioni dell’Ucraina a causa del rischio di attacchi missilistici balistici. L’amministrazione militare della capitale ha invitato i cittadini a rifugiarsi immediatamente nei bunker. Secondo l’Aeronautica ucraina, la minaccia proviene dal nord-est del Paese.

Lo shutdown blocca gli aiuti statunitensi

Nel frattempo, dall’altra parte dell’Atlantico, la situazione politica interna degli Stati Uniti sta avendo un impatto diretto sulla guerra. Secondo Axios, lo shutdown federale in corso da oltre 40 giorni ha congelato esportazioni di armi per un valore di oltre 5 miliardi di dollari, molte delle quali destinate al supporto dell’Ucraina. Tra le forniture bloccate: missili AMRAAM, sistemi HIMARS e armamenti destinati anche a Danimarca, Croazia e Polonia.

Un alto funzionario del Dipartimento di Stato ha parlato di “danni significativi” sia per gli alleati che per l’industria statunitense della difesa. La sospensione coinvolge sia le vendite dirette tra governi, sia le licenze per l’export concesse alle aziende private.

Lavrov pronto a incontrare Rubio, ma Mosca resta ferma

Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato di essere disponibile a un incontro con il segretario di Stato USA Marco Rubio, ma ha ribadito che la Russia non intende fare concessioni sulle sue “condizioni fondamentali” per porre fine al conflitto. Tali condizioni includono il ritiro ucraino dalle province occupate e la rinuncia all’adesione alla NATO.

Lavrov ha inoltre lanciato un avvertimento sull’uso dei beni sovrani russi congelati in Europa per finanziare l’Ucraina, affermando che “la Russia reagirà” se ciò dovesse avvenire.

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