di Emilia Morelli

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti replica alle critiche di Istat, Bankitalia e Corte dei Conti sulla manovra 2025. “Il taglio Irpef sostiene i redditi medi, non i ricchi”. Focus su incentivi, investimenti e stabilità fiscale

giorgettiIl ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti interviene nel dibattito politico scaturito dopo le osservazioni di Istat, Upb, Bankitalia, Corte dei Conti e Cnel sulla manovra 2025. In collegamento con il Festival dei territori industriali di Bergamo, il titolare del Tesoro ha difeso le scelte del governo, definendo “ingiuste” le accuse di aver favorito le fasce più abbienti.
“Abbiamo cercato di tutelare chi guadagna cifre ragionevoli, non i ricchi”, ha dichiarato Giorgetti, respingendo l’idea che la legge di bilancio sia sbilanciata verso le classi alte.

“Giudicare è facile, decidere è più difficile”

Il ministro ha replicato anche all’atteggiamento delle istituzioni che, durante le audizioni parlamentari, hanno espresso perplessità sul taglio dell’Irpef, sulla sanità e sulla nuova rottamazione delle cartelle fiscali.
“È semplice giudicare gli altri, ma molto più complesso prendere decisioni concrete in un contesto segnato da guerre, crisi commerciali e instabilità globale”, ha sottolineato Giorgetti, evidenziando la difficoltà di mantenere equilibrio tra rigore e crescita economica.


Il nodo della definizione di “ricco”

Uno dei passaggi più significativi del suo intervento riguarda la definizione stessa di “ricco”. Giorgetti ha invitato a distinguere tra benestanti e lavoratori con redditi medi: “Se per ricco si intende chi guadagna 45 mila euro lordi l’anno, allora abbiamo un problema di percezione della realtà”.
Il riferimento è alla riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%, che interessa i redditi tra 28 mila e 50 mila euro, ma produce effetti anche per chi dichiara fino a 200 mila euro. Una misura che, secondo il ministro, serve a dare respiro al ceto medio dopo anni di interventi concentrati sui redditi più bassi.

Una politica fiscale “coerente e stabile”

Giorgetti ha ricordato che le misure a favore dei lavoratori meno abbienti non sono state trascurate. “Lo scorso anno abbiamo destinato 18 miliardi ai redditi inferiori a 35 mila euro, e quest’anno abbiamo ampliato la fascia fino a 50 mila”, ha spiegato.
Il ministro ha poi rivendicato la continuità della politica fiscale dell’esecutivo, sottolineando la stabilizzazione del taglio al cuneo contributivo introdotto negli anni precedenti. “La logica della manovra è coerente e sostenibile”, ha aggiunto, lamentando che le analisi critiche si concentrino solo su un singolo anno di bilancio.

Incentivi per i contratti e sostegno agli investimenti

Tra le priorità della manovra, Giorgetti ha ricordato anche le misure per favorire il rinnovo dei contratti collettivi, con incentivi fiscali destinati ai redditi fino a 28 mila euro.
“La legge di bilancio va letta nel suo insieme: da un lato interventi fiscali, dall’altro strumenti per sostenere la contrattazione e la produttività”, ha spiegato.

Un segnale è arrivato anche al mondo industriale. Il ministro ha confermato l’intenzione di rivedere le regole sull’iper e super ammortamento, con l’obiettivo di renderle strutturali. “Rendere queste misure pluriennali offrirebbe agli imprenditori maggiore certezza e capacità di pianificazione”, ha affermato, annunciando che il governo è al lavoro per trovare una soluzione duratura.

Una manovra tra equilibrio e realismo

In sintesi, Giorgetti ha difeso la manovra come un compromesso realistico tra rigore di bilancio e sostegno alla crescita. Il ministro rivendica l’approccio pragmatico del governo, che – pur tra critiche e tensioni istituzionali – mira a proteggere il potere d’acquisto del ceto medio e a consolidare la fiducia delle imprese.

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