di Mario Tosetti
È morto Peppe Vessicchio, celebre direttore d’orchestra e icona del Festival di Sanremo. Aveva 69 anni. La musica italiana perde un grande maestro
La musica italiana piange Peppe Vessicchio, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra tra i più amati dal pubblico. Il maestro si è spento all’età di 69 anni all’ospedale San Camillo di Roma, dove era stato ricoverato per una polmonite interstiziale che si è aggravata rapidamente.
La conferma è arrivata dallo stesso ospedale, che ha diffuso una nota ufficiale: “La famiglia chiede riserbo. I funerali si terranno in forma privata”.
Un volto familiare per milioni di italiani
Con la sua barba curata, il papillon e il sorriso discreto, Peppe Vessicchio è diventato una presenza affettuosa e costante nelle case degli italiani. In oltre trent’anni di Festival di Sanremo, ha diretto sul palco dell’Ariston artisti di generazioni diverse, conquistando pubblico e colleghi con il suo stile elegante e la sua passione per la musica.
Nato a Napoli il 17 marzo 1956, Vessicchio ha iniziato la carriera collaborando con Gino Paoli, Peppino di Capri ed Edoardo Bennato, firmando brani rimasti nella storia della canzone italiana come Ti lascio una canzone e Cosa farò da grande.
I successi a Sanremo e i premi come arrangiatore
Dal 1990, la sua figura è stata indissolubilmente legata al Festival di Sanremo, dove ha diretto l’orchestra in oltre trenta edizioni. Ha vinto per quattro volte come direttore:
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nel 2000 con gli Avion Travel (Sentimento),
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nel 2003 con Alexia (Per dire di no),
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nel 2010 con Valerio Scanu (Per tutte le volte che),
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nel 2011 con Roberto Vecchioni (Chiamami ancora amore).
A questi traguardi si aggiungono numerosi riconoscimenti come miglior arrangiatore, segno di un talento capace di unire rigore tecnico e sensibilità artistica.
Collaborazioni e progetti internazionali
Nel corso della sua carriera, Vessicchio ha collaborato con i più grandi artisti italiani e internazionali: Andrea Bocelli, Ornella Vanoni, Zucchero, Ron, Elio e le Storie Tese, Biagio Antonacci e molti altri.
La sua fama ha oltrepassato i confini nazionali, portandolo a dirigere orchestre al Cremlino in un omaggio a John Lennon e a partecipare al progetto Rockin’ 1000, la più grande rock band del mondo.
Sempre curioso e sperimentatore, negli ultimi anni aveva ideato un nuovo tour teatrale con Ron, intitolato Ecco che incontro l’anima, previsto per il prossimo anno.
Il volto televisivo e l’affetto del pubblico
Oltre al palco di Sanremo, Peppe Vessicchio è stato una figura amata anche dal pubblico televisivo grazie alla sua partecipazione come insegnante nel talent show “Amici” di Maria De Filippi, dove ha saputo unire competenza e ironia, diventando un punto di riferimento per molti giovani musicisti.
Nel 2023 aveva anche sorpreso i fan partecipando alla serie dei The Jackal “Pesci piccoli”, interpretando un addetto alle pulizie che si trasforma in influencer. Un ruolo ironico e autoironico, in cui il maestro aveva mostrato la sua proverbiale eleganza e leggerezza, accompagnando la scena con il suo motto: “Il tempo matura il grano ma non ara il campo.”
Un’eredità musicale che resta nel tempo
La scomparsa di Peppe Vessicchio lascia un vuoto profondo nel mondo della musica italiana. Dietro l’immagine rassicurante del “maestro di Sanremo” c’era un artista raffinato, un innovatore capace di parlare a generazioni diverse e di fondere cultura popolare e musica colta.
La sua arte, il suo garbo e la sua voce calma resteranno parte della memoria collettiva del Paese. Perché, come amava dire lui stesso, “la musica non ha bisogno di protagonismi, ma di armonia”.
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