di Redazione
Scoprì con Francis Crick la struttura a doppia elica che rivoluzionò la biologia moderna. Premio Nobel nel 1962 e direttore del Cold Spring Harbor Laboratory, guidò il Progetto Genoma Umano ma fu travolto dalle polemiche per le sue affermazioni razziste. È morto a 97 anni a New York.

James D. Watson, lo scienziato che a soli 25 anni entrò nella storia della biologia per aver contribuito alla scoperta della struttura del DNA, è morto giovedì a East Northport, nello Stato di New York. Aveva 97 anni.La notizia è stata confermata dal figlio Duncan, che ha spiegato come il padre fosse stato trasferito in un hospice dopo essere stato ricoverato per un’infezione. Watson conquistò fama mondiale nel 1953, quando insieme a Francis H.C. Crick identificò la doppia elica del DNA, “una delle scoperte più straordinarie nella storia della scienza”, come scrive The New York Times. La scoperta gli valse, nel 1962, il Premio Nobel per la Medicina o Fisiologia.
Negli anni successivi guidò il Cold Spring Harbor Laboratory, che trasformò in uno dei più importanti centri mondiali di ricerca genetica, e fu tra i promotori del Progetto Genoma Umano, una delle più ambiziose imprese scientifiche del XX secolo. Ma la sua carriera fu segnata anche da controversie. Nel 2007, in un’intervista al Sunday Times di Londra, Watson affermò che “i neri, nel complesso, non sono intelligenti quanto i bianchi”. Dichiarazioni ribadite in un documentario della PBS, American Masters, che nel 2018 spinsero il Cold Spring Harbor Laboratory a revocargli anche le cariche onorarie rimaste.
Non era la prima volta che Watson, “famoso e notoriamente polemico”, come lo definisce il quotidiano americano, suscitava polemiche per osservazioni provocatorie. “Mi sono sentito abbandonato dai miei colleghi”, avrebbe detto più tardi, dopo il suo isolamento nel mondo accademico.Oltre alla ricerca, Watson lasciò un segno nella letteratura scientifica con il suo libro “La doppia elica” (1968), un racconto diretto e ironico della scoperta del DNA. Il volume, accolto inizialmente con scandalo per l’autocompiacimento dell’autore e le critiche ai colleghi, fu poi riconosciuto come un classico: la Library of Congress lo incluse tra le cento opere più importanti della cultura americana, accanto ai Federalist Papers e a Furore di John Steinbeck.
Watson visse fino all’ultimo nei pressi del laboratorio di Cold Spring Harbor, dove aveva trascorso gran parte della sua vita. La sua scoperta, realizzata insieme a Crick nei laboratori dell’Università di Cambridge, aprì la strada alla genetica moderna: dallo studio delle mutazioni che causano le malattie alle biotecnologie e, più recentemente, all’ingegneria genetica del CRISPR-Cas9. Nella foto che lo ritrae nel suo studio, accanto al celebre modello della doppia elica, Watson sorride con l’aria soddisfatta di chi ha svelato un segreto della natura. Un segreto che ha cambiato per sempre il modo in cui l’umanità guarda a sé stessa.
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