di Carlo Longo

Ex uomo chiave del regime chavista, ora sotto custodia degli Stati Uniti, Carvajal offre confessioni su narcotraffico e finanziamenti illeciti a partiti politici per evitare l’ergastolo. Washington lo ascolta, mentre Maduro lo considera un traditore

Hugo “El Pollo” Carvajal, ex direttore dell’intelligence militare venezuelana e figura centrale nell’apparato repressivo del chavismo, oggi è detenuto in una prigione federale degli Stati Uniti. Di fronte alla prospettiva dell’ergastolo, ha scelto di collaborare con le autorità americane, offrendo una narrazione esplosiva: legami tra il regime di Caracas, il narcotraffico e il finanziamento occulto a partiti politici di sinistra, in America Latina e in Europa.

Carvajal, classe 1960, veterano del tentato golpe di Chávez nel 1992, è accusato di “narcotraffico” e “narcoterrorismo”. Secondo la Procura americana, avrebbe facilitato l’uso della cocaina come arma geopolitica per “inondare di veleno” le strade degli Stati Uniti. Ma le sue confessioni non si limitano alle rotte della droga: parlano anche di piste clandestine, motoscafi “Go-fast” e transiti nei Caraibi, proprio mentre Washington rafforza la presenza militare nella regione.

Nel corso degli interrogatori, Carvajal ha spostato il focus dalle dinamiche del narcotraffico a un quadro più ideologico, facendo nomi pesanti: Evo Morales, Lula, Gustavo Petro e l’ex presidente argentino Néstor Kirchner. Ha inoltre tirato in ballo presunti finanziamenti milionari di Caracas verso Podemos in Spagna e, indirettamente, anche verso il Movimento 5 Stelle italiano. Accuse che però hanno già portato a querele e condanne per diffamazione, come nel caso del quotidiano spagnolo ABC, condannato a risarcire Davide Casaleggio.

Secondo l’agenzia Infobae, Carvajal avrebbe agito attraverso Tareck El-Aissami, ex ministro del Petrolio venezuelano, oggi arrestato per un gigantesco scandalo da 23 miliardi di dollari ai danni della compagnia statale PDVSA.

La sua collaborazione ha ottenuto un primo risultato: la sentenza prevista per ottobre è stata rinviata a gennaio 2026. Il tempo guadagnato servirà, secondo i suoi avvocati, per presentare documenti dettagliati sulle “operazioni segrete” del regime chavista.

Ma quanto è attendibile Carvajal? Secondo William Jiménez, ex funzionario dell’intelligence venezuelana oggi in esilio, “si tratta di una vendetta personale”: l’ex 007 è stato emarginato da Nicolás Maduro, che lo ha spodestato del potere conquistato durante l’era Chávez. “Non c’è nulla di eroico in questa storia”, spiega Jiménez a ilfattoquotidiano.it, “sta solo cercando di salvarsi”.

Carvajal è stato arrestato a Madrid nel 2021 dopo anni di latitanza e successivamente estradato negli USA. Ma persino l’Audiencia Nacional spagnola ha espresso dubbi sulla reale motivazione dell’estradizione, parlando di possibili motivazioni politiche.

Oggi l’ex “soldato della Patria”, come lo definì Maduro nel 2014 salvandolo da un arresto ad Aruba, è considerato un “traditore” dai circoli rivoluzionari. Ma per Washington, è un testimone utile – o almeno, conveniente. In carcere a Brooklyn, Carvajal gioca la sua ultima carta, sapendo che ciò che dice può servire sia agli Stati Uniti che a sé stesso. Sta all’intelligence americana capire quanto delle sue parole sia verità e quanto, invece, un raffinato tentativo di manipolazione.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Il doppio gioco di Hugo Carvajal: l’ex capo dell’intelligence venezuelana svela legami tra narcos e sinistra internazionale proviene da Associated Medias.