di Ennio Bassi

Un gesto simbolico che rafforza l’agenda diplomatica di Donald Trump nel suo secondo mandato, mentre riafferma la posizione internazionale del paese centroasiatico

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che il Kazakistan ha deciso di aderire formalmente agli Accordi di Abramo, il quadro diplomatico promosso nel 2020 per la normalizzazione delle relazioni tra Israele e vari stati a maggioranza araba. L’annuncio è avvenuto nel contesto di una visita ufficiale a Washington del presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, accompagnato dai leader di altre quattro repubbliche dell’Asia centrale: Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan e Kirghizistan.

Secondo fonti diplomatiche di Astana, la decisione del Kazakistan è stata definita «coerente con la propria politica estera» e «una naturale estensione dei rapporti bilaterali già esistenti» con Israele, con cui il paese mantiene relazioni diplomatiche da oltre trent’anni. Tuttavia, la mossa è stata interpretata da analisti come prevalentemente simbolica, più che sostanziale.

Trump, nel suo stile tipicamente enfatico, ha descritto l’adesione kazaka come «un importante passo avanti nella costruzione di ponti in tutto il mondo» e ha aggiunto che «il Kazakistan sarà solo il primo di molti paesi a unirsi agli Accordi di Abramo durante il mio secondo mandato». L’ex presidente, rieletto alla Casa Bianca, sembra intenzionato a rilanciare con forza la propria immagine internazionale come leader capace di mediare e favorire la stabilità globale.

La partecipazione del Kazakistan, pur priva di impatti immediati sul piano operativo, consente a Trump di rivitalizzare un’iniziativa diplomatica che durante il suo primo mandato aveva portato alla storica normalizzazione dei rapporti tra Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan.

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