di Redazione
I ministri dell’Ambiente dell’Ue hanno approvato un’intesa sugli obiettivi climatici da presentare alla COP30 in Brasile. Tra i temi chiave, i crediti di carbonio
Nella giornata di mercoledì, i ministri dell’Ambiente dei Paesi membri dell’Unione Europea sono giunti a un accordo sugli obiettivi ambientali che l’UE presenterà alla COP30, la conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite che avrà inizio lunedì in Brasile. Il documento approvato rappresenta un compromesso al ribasso rispetto alla proposta originaria della Commissione Europea, oggetto di numerose critiche da parte di diversi Stati membri. La trattativa si è protratta per quasi un’intera giornata, scongiurando in extremis il rischio che l’Unione si presentasse all’appuntamento internazionale senza una linea comune.
L’intesa prevede due obiettivi principali: il primo, che sarà portato alla COP30, mira a una riduzione delle emissioni di gas serra compresa tra il 66,25% e il 72,5% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2035. Questo traguardo, tuttavia, non avrà carattere vincolante. Il secondo obiettivo, invece, stabilisce un taglio delle emissioni del 90% entro il 2040 e sarà giuridicamente obbligatorio.
Uno degli aspetti più controversi del negoziato ha riguardato i cosiddetti crediti di carbonio – strumenti che consentono ai Paesi di compensare parte delle proprie emissioni acquistando crediti da iniziative che assorbono o evitano l’immissione di gas serra, come le foreste o le tecnologie di cattura del carbonio. La Commissione Europea proponeva di limitare al 3% il contributo massimo di questi crediti nel raggiungimento degli obiettivi, ma i ministri hanno spinto per portare la soglia al 5%.
Questa modifica ha provocato forti tensioni. Alcuni Stati, tra cui l’Ungheria, la Slovacchia, la Repubblica Ceca e la Polonia, hanno votato contro l’accordo. La Bulgaria e il Belgio si sono invece astenuti. L’Italia ha fatto parte del gruppo di Paesi che chiedevano maggiore flessibilità e un ampliamento della quota di compensazione tramite crediti. L’accordo, che rappresenta un compromesso necessario per mantenere l’unità dell’Unione sul tema climatico, dovrà ora passare al vaglio del Parlamento europeo per diventare effettivamente vincolante.
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