di Martina Esposito
In occasione del Forum sul welfare Valerio De Molli, CEO di The European House – Ambrosetti, e Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali del Senato, hanno sottolineato la centralità di questi strumenti per la competitività dell’Italia
“Welfare delle competenze”. Sono queste le parole chiave con cui Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House – Ambrosetti, ha descritto ad Associated Medias il Rapporto 2025 del Think Tank “Welfare, Italia”, presentato a Roma nel corso del Forum “Capitale Umano: la nuova leva della competitività nazionale”. Ampio lo spazio dato alla formazione e ai giovani, ma durante il convegno – e al suo margine – sono stati evidenziati altri due concetti chiave: quelli di previdenza complementare e sanità integrativa. Ne hanno discusso con Associated Medias lo stesso Valerio De Molli e Francesco Zaffini, presidente della decima Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica.
“La mia commissione si occupa di salute, lavoro pubblico e privato, previdenza e affari sociali. Si tratta di questioni legate al Forum, in cui si è discusso di come rendere il capitale umano più efficace al destino aziendale, curandone quindi la salute, la motivazione, il benessere”, ha spiegato Zaffini ad Associated Medias. “In questo percorso la previdenza complementare e la sanità integrativa hanno un ruolo importante – ha aggiunto – ovvero quello di garantire la salute del personale e un reddito adeguato al momento del pensionamento. Si tratta di una sfida che ci vede impegnati anche in virtù dell’aspettativa di vita degli italiani, che invecchiano ma con qualche patologia in più”.
Quanto agli strumenti per rendere l’Italia competitiva, Zaffini ha spiegato come previdenza complementare e sanità integrativa siano mezzi efficaci, sottolineando anche un paradosso: “Al pensionamento cessa la copertura della sanità integrativa, è come se si chiudesse l’ombrello nel momento in cui comincia a piovere. Noi dobbiamo fare in modo, come avviene in altri Paesi, di estendere questo strumento anche successivamente alla pensione”.
A sottolineare l’imprescindibilità di questi strumenti è stato anche Valerio De Molli, che nelle sue dichiarazioni ad Associated Medias ha anche dato spazio all’istruzione: “Occorre investire di più sul futuro e meno sul passato. Come paese siamo quello meno proiettato alla spesa nell’istruzione: per esempio, la nostra spesa pro capite in questo ambito è meno della metà di quella francese, oltre a essere largamente inferiore alla media europea. C’è insomma un ampio spazio di crescita, ma nell’ultimo anno in proporzione al PIL la spesa è anche diminuita”. De Molli fa poi spazio alle iniziative possibili: “In questa direzione ci sono moltissimi interventi da considerare: il più banale è quello di ridisegnare il protocollo di studio, perché basterebbe uniformarci al modello europeo invece di lasciare i ragazzi per tre mesi completamente off a carico alle famiglie. Servirebbe quindi costruire un percorso più continuativo con più servizi sociali e assistenza alle famiglie in relazione alla crescita della qualità educativa”.
Sulla proiezione degli impatti dati da iniziative simili, De Molli ha aggiunto: “Abbiamo sviluppato un modello di misurazione degli impatti intitolato ‘What if” che si interroga su cosa accadrebbe al Sistema-Paese se portassimo avanti alcuni interventi, alcuni adeguamenti. Ad esempio, se sul dato occupazionale dei giovani, delle donne, degli immigrati, dei più senior ci adeguassimo alla media dei migliori tre europei in ogni categoria potremmo avere fino al 10% di crescita di PIL, ben 226 miliardi di euro. Perciò serve davvero inserire un cambiamento oggi per un futuro migliore domani”.
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