di Emilia Morelli

Due spedizioni italiane travolte da tempeste e valanghe in Nepal: morti Caputo, Farronato, Cocco e Di Marcello. Il ciclone Montha colpisce ancora l’Himalaya

nepalSono stati ritrovati senza vita, ancora nei sacchi a pelo, i due alpinisti italiani Alessandro Caputo e Stefano Farronato. I loro corpi giacevano sotto tre metri di neve, nel campo uno del percorso che avrebbe dovuto condurli verso la vetta del monte Panbari, al confine tra Nepal e Tibet.

La tempesta che li ha sorpresi, un violento ciclone denominato Montha, ha colpito l’intera area dell’Himalaya nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, cogliendo di sorpresa centinaia di escursionisti. Caputo e Farronato avevano continuato a comunicare via satellite fino a giovedì, poi il silenzio. Quando gli elicotteri dei soccorritori hanno potuto finalmente alzarsi in volo, domenica 2 novembre, i due erano già stati completamente sepolti dalla neve.

Il compagno superstite e la conferma delle autorità

A dare l’allarme era stato Valter Perlino, terzo membro della spedizione, costretto a scendere al campo base prima del peggioramento delle condizioni meteo a causa di un infortunio a un piede. È stato proprio lui, insieme alle squadre di soccorso, a individuare le tende coperte di neve e a riconoscere i corpi dei compagni.

La Farnesina ha confermato ufficialmente la morte dei due alpinisti, spiegando che la tragedia si è consumata a circa 5.200 metri di quota, dove la furia del ciclone Montha ha reso impossibile qualsiasi tentativo di salvataggio.

Un’altra valanga sul Dolma Khang: altre vittime italiane

Poche ore dopo la notizia della tragedia sul Panbari, un’altra catastrofe ha colpito un gruppo di alpinisti sul monte Dolma Khang, una vetta di 6.300 metri sempre nella regione settentrionale del Nepal. Una valanga ha travolto sette persone, tra cui almeno tre italiani.

Le vittime identificate sono Paolo Cocco, fotografo ed ex vicesindaco di Fara San Martino, e Marco Di Marcello, biologo 37enne di Teramo con doppia cittadinanza italiana e canadese. I due, partiti insieme per una spedizione organizzata da Dreamers Destination Treks, erano a pochi metri dalla vetta quando la massa di neve li ha travolti.

Un terzo alpinista italiano, Markus Kirchler, faceva parte di una spedizione parallela organizzata da Wilderness Outdoors. Anche lui ha perso la vita nella stessa valanga.

Dolore in Abruzzo: “Una famiglia segnata”

Nelle comunità abruzzesi di Fara San Martino e Teramo la notizia ha scatenato dolore e incredulità. “Per me Paolo era come un fratello minore”, ha detto il sindaco Antonio Tavani. “Era partito il 24 ottobre e doveva rientrare il 20 novembre. È stato travolto quasi in cima. Aveva già perso un fratello vent’anni fa: una famiglia segnata dal destino.”

Il fratello di Di Marcello, Gianni, ha espresso ancora speranza: “Il segnale del suo dispositivo satellitare è ancora attivo, e la posizione si muove. Non vogliamo smettere di credere che sia vivo”.

Soccorsi difficili e testimonianze dei sopravvissuti

Secondo The Himalayan, solo alcuni corpi sono stati recuperati. Gli altri sarebbero ancora sepolti sotto due o tre metri di neve. Le squadre di soccorso stanno lavorando senza sosta, ma le condizioni meteo continuano a ostacolare le operazioni.

Tra i sopravvissuti, il francese Didier Berton, 61 anni, racconta la paura vissuta in quei momenti: “Abbiamo sentito un boato, poi la montagna è crollata. Siamo sopravvissuti solo perché eravamo più in alto. Chi era sotto non ha avuto scampo.”

Un autunno nero per l’Himalaya

Ottobre è tradizionalmente considerato il mese migliore per le spedizioni sull’Himalaya, ma quest’anno le condizioni meteorologiche si sono rivelate devastanti. Il ciclone Montha è il secondo in poche settimane a colpire la regione: il 6 ottobre un’altra bufera aveva intrappolato oltre mille alpinisti al campo base dell’Everest, causando la morte di uno scalatore sudcoreano.

Il doppio incidente di fine mese conferma quanto i cambiamenti climatici stiano alterando la stabilità del clima montano, rendendo sempre più imprevedibili le spedizioni d’alta quota.

Un dolore che attraversa due continenti

L’Italia piange quattro suoi alpinisti, accomunati dalla stessa passione e da un tragico destino. Le comunità locali, le associazioni di montagna e il Club Alpino Italiano hanno espresso cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime.
L’Himalaya, terra di sogni e sfide estreme, si trasforma ancora una volta in teatro di dolore e commozione.

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