di Emilia Morelli
La procura di Palermo indaga su Salvatore Cuffaro per associazione a delinquere. L’ex governatore avrebbe pilotato appalti e concorsi per favorire imprenditori e alleati politici
La procura di Palermo ha acceso i riflettori su un presunto sistema di potere che avrebbe avuto al centro l’ex governatore Salvatore Cuffaro. Secondo i magistrati, il politico avrebbe sfruttato la sua fitta rete di conoscenze e influenze per condizionare concorsi pubblici, appalti e decisioni amministrative. L’obiettivo – scrivono gli inquirenti – sarebbe stato quello di garantire vantaggi economici a imprenditori amici e di consolidare il proprio consenso politico.
Il presunto comitato d’affari e le accuse della procura
Nell’impianto accusatorio, la figura di Cuffaro emerge come vertice di una vera e propria associazione a delinquere. L’organizzazione, spiegano i pm, mirava a costruire un “comitato d’affari occulto”, capace di infiltrarsi nei meccanismi politico-amministrativi della Regione Sicilia per orientarne le scelte e raccogliere sostegno elettorale.
Gli appalti nel mirino degli inquirenti
Le indagini dei carabinieri del Ros si concentrano su diversi episodi. Tra questi, l’appalto dell’Asp di Siracusa per i servizi di ausiliariato, supporto e reception, assegnato alla Dussmann Service, e il concorso per l’assunzione di operatori socio-sanitari che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato manipolato grazie all’intervento di dirigenti nominati con il favore di Cuffaro. Irregolarità sarebbero emerse anche in alcune procedure del Consorzio di bonifica occidentale della Regione.
Il ruolo di Carmelo Pace e gli altri indagati
Per gli investigatori, il deputato regionale Carmelo Pace avrebbe svolto il ruolo di principale collaboratore dell’ex governatore, fungendo da organizzatore del gruppo e gestendo direttamente i rapporti con imprenditori, funzionari e politici. Avrebbe inoltre coordinato gli incontri e le trattative corruttive, garantendo l’efficacia delle mediazioni a vantaggio del comitato d’affari.
Accanto a lui figurano altri nomi noti nell’entourage di Cuffaro. Tra questi Vito Raso, suo storico segretario e oggi collaboratore di un’assessora regionale, e Antonio Abbonato, descritto come faccendiere. Entrambi, secondo la procura, avrebbero contribuito attivamente alle attività del gruppo, occupandosi della gestione di documenti riservati e dell’organizzazione di riunioni riservate.
Una vicenda che riapre ferite politiche e giudiziarie
Le accuse a carico di Totò Cuffaro riaccendono un capitolo delicato della storia politica siciliana. Dopo la sua precedente parabola giudiziaria, la nuova indagine mette in discussione la sua recente riabilitazione politica e il ruolo di figura influente nel panorama regionale. Palermo torna così al centro di un’inchiesta che intreccia politica, affari e sanità, con sviluppi che potrebbero ridisegnare gli equilibri del potere nell’isola.
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