di Velia Iacovino

Non solo politiche fiscali o industriali: la competitività dell’Italia dipenderà dalla capacità di investire nelle persone, nel loro talento e nella loro salute. Alle Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia, i presentato il Rapporto 2025 promosso da Unipol e TEHA Group, con il contributo del comitato scientifico composto da Veronica De Romanis, Giuseppe Curigliano, Giuseppe Guzzetti e Stefano Scarpetta. All’incontro i ministri Valditara e Schillaci

Il futuro dell’Italia si gioca su una scelta cruciale: investire nel Capitale Umano come vero asse strategico del Paese. Non basteranno nuove riforme fiscali o industriali per rilanciare produttività e competitività: servirà puntare sulle persone, sul loro talento, sulla conoscenza e sulla salute. Solo un welfare capace di generare competenze, equità e partecipazione può trasformarsi da costo necessario a motore della crescita nazionale. È questo il messaggio che emerge dal Rapporto 2025 del Think Tank “Welfare, Italia”, presentato a Roma nel corso del Forum “Capitale Umano: la nuova leva della competitività nazionale”, organizzato da Unipol in collaborazione con The European House – Ambrosetti, presso le Corsie Sistine del Complesso di Santo Spirito in Sassia. L’incontro, presieduto e moderato da Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della Sera, ha riunito ministri, economisti, accademici e rappresentanti del mondo produttivo per discutere di come rendere il welfare un fattore di sviluppo e non solo di protezione.

Ad analizzare i dieci punti chiave dell’ampio dossier è stato Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti e di TEHA Group, che ha indicato la via per trasformare il Capitale Umano in un vero volano di crescita. L’Italia, ha spiegato, è un Paese in transizione ma ancora frenato da squilibri strutturali: un welfare che assorbe 669,2 miliardi di euro, pari al 60,4% della spesa pubblica, di cui la previdenza da sola pesa il 16% del PIL, a fronte di una media europea del 12,3%. A ciò si aggiungono una pressione demografica crescente, con un saldo naturale negativo di –281 mila abitanti e un minimo storico di 370 mila nascite nel 2024; un ascensore sociale fermo, una dispersione scolastica al 9,8%, una fuga di cervelli che nel 2024 ha visto partire 49 mila laureati, e una popolazione destinata a ridursi a 54,8 milioni entro il 2050, con una quota di over-65 che salirà al 34,9%. In parallelo, le diseguaglianze si approfondiscono: il 23,1% degli italiani è oggi a rischio povertà o esclusione sociale, con forti differenze territoriali. Il Welfare Italia Index 2025 conferma, è stato sottolineato,  un Paese a due velocità. In vetta alla classifica si collocano la Provincia autonoma di Trento (83,8 punti), Bolzano (80,4) e il Friuli Venezia Giulia (78,3); in fondo, Campania (62,0), Basilicata (60,7) e Calabria (60,2). Il divario tra la migliore e la peggiore regione – circa 23 punti – riflette la distanza fra un welfare capace di generare sviluppo e uno puramente assistenziale.

Da qui l’appello del Think Tank: serve una Strategia italiana per il Capitale Umano, capace di unire coesione e produttività. Secondo le stime, un piano organico in questa direzione potrebbe creare 2,8 milioni di nuovi occupati e far crescere il PIL del 10,6%, pari a 226 miliardi di euro. “La sostenibilità del welfare – ha rimarcato De Molli – non dipende solo dalle risorse finanziarie, ma dalla capacità di generare e valorizzare competenze, produttività e partecipazione”. Il Capitale Umano, ha aggiunto, è al tempo stesso input del sistema economico — attraverso il lavoro, la conoscenza e l’innovazione — e beneficiario finale del welfare, in quanto cittadino, studente, lavoratore o pensionato”. Il Rapporto denuncia anche l’insufficienza degli investimenti in istruzione e formazione: l’Italia destina solo il 3,9% del PIL alla scuola, contro una media UE del 4,6%, e registra una quota di laureati 25-34enni pari al 31,6%, ben al di sotto della media europea del 44,1%. Per questo, osserva De Molli, è indispensabile aggiornare i metodi formativi, rafforzare il life-long learning e trattenere i talenti. Sul fronte del lavoro, la disoccupazione giovanile resta al 19,3%, mentre l’occupazione femminile si ferma al 57,4%, 13 punti sotto la media UE (70,8%). Troppo alta anche la quota di lavoratori sovra-istruiti o sottoutilizzati, in un mercato ancora rigido e frammentato. Il Rapporto richiama poi la necessità di riequilibrare la spesa pubblica: nel 2024 la sanità ha destinato solo il 5,6% delle risorse alla prevenzione (7,7 miliardi su 137,4), nonostante ogni euro investito in salute preventiva possa generare fino a 14 euro di ritorno economico.In un contesto segnato da trasformazioni demografiche e tecnologiche e da crescenti divari sociali, il Think Tank Welfare, Italia propone dunque una visione sistemica: fare del welfare non solo un presidio di protezione, ma una piattaforma di produttività, crescita e coesione. E questo perchè la competitività del paese non nascerà da nuove aliquote o incentivi, ma dalla capacità di investire nelle persone, nel loro talento e nella loro salute. Perché il Capitale Umano non è una voce di spesa: è la vera ricchezza dell’Italia.

Ministro Valditara, “La spesa per l’istruzione in linea con la media europea”

Al Forum è intervenuto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha tenuto a precisare che la spesa pubblica per l’istruzione in Italia è assolutamente “in linea con la media europea”: il 3,2% del PIL, contro il 3,3% dell’UE, superiore alla Germania (3,1%) e pari alla Spagna (3,2%). Il vero divario, ha spiegato, riguarda invece la spesa privata, ferma allo 0,1% del Pil contro una media Ocse dello 0,3% (in Germania è allo 0,4%), segno di un basso coinvolgimento di famiglie e imprese nel sostegno alla formazione. Valditara ha poi illustrato le misure contro la dispersione scolastica, tra cui Agenda Sud e il decreto Caivano, che introducono un censimento degli abbandoni e sanzioni penali per le famiglie inadempienti. Grazie a tali interventi, nella provincia di Napoli, ha riferito, sono stati recuperati 3.500 studenti sui 5.300 inizialmente dispersi. L’obiettivo, ha concluso, è rafforzare il diritto all’istruzione e ridurre le disuguaglianze territoriali nel sistema educativo.

Ministro Schillaci, ” Salute, prevenzione e benessere pilastri strategici per la crescita dell’Italia”

Presente all’incontro anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha ribadito come salute, prevenzione e benessere siano “pilastri strategici per la crescita economica e sociale del Paese”. “La prevenzione – ha detto – è la parte più importante del nostro lavoro: significa ridurre il numero di persone che si ammalano e garantire un sistema sanitario sostenibile” puntando sulla prevenzione. Schillaci ha ricordato che la legge di bilancio destina risorse significative a questo ambito: è stata infatti ampliata la fascia d’età per gli screening su mammella e colon-retto, finanziata la rete di ricerca sul cancro del polmone e avviate misure per ridurre le diseguaglianze territoriali, ancora marcate tra Nord e Sud. “Vogliamo rendere gli screening più semplici e accessibili, anche grazie alla tecnologia: un sms di invito può fare la differenza”, ha annunciato. Il ministro ha anche sottolineato l’importanza della sanità integrativa come supporto alla prevenzione, in particolare per i lavoratori di determinati settori, e ha insistito sulla necessità di un cambio di cultura: “La prevenzione non è un costo ma un investimento. Serve un approccio condiviso, perché vogliamo che gli italiani vivano meglio e che il sistema resti sostenibile”. E sul fronte del personale ospedaliero, ha annunciato un piano per aumentare la retribuzione degli specializzandi che scelgono discipline in sofferenza come emergenza-urgenza e radiologia. Infine, guardando al futuro, ha avvertito che l’incidenza dei tumori è destinata a crescere, ma la mortalità può diminuire grazie alla prevenzione primaria, fatta di stili di vita sani, attività fisica e vaccinazioni. “Insegnare la prevenzione fin da bambini – ha concluso – è un investimento sul futuro del Paese. La salute è un bene collettivo e nessuno deve essere lasciato indietro”.

Il presidente dell’Inps Fava, “Occorre superare la logica dell’assistenzialismo

Al Forum ha portato il suo contributo anche il presidente dell’Inps Gabriele Fava che  ha ricordato come fin dal suo primo giorno ai vertici dell’istituto ha voluto concentrare l’attenzione sui giovani, sulle donne e sul valore appunto del capitale umano. “Dobbiamo passare -ha detto- dalla quantità alla qualità: valorizzare significa investire, mettere le persone al centro”.  Fava ha sottolineato la necessità di un salto di qualità nelle politiche sociali: “Occorre superare la logica dell’assistenzialismo e puntare su politiche attive: crescita, formazione, lavoro, welfare inteso come incontro tra solidarietà e responsabilità. Parlare di welfare oggi significa parlare del futuro del Paese”. Il presidente ha ricordato che l’Inps “non è solo un ente erogatore di pensioni, ma un sistema di servizi complesso, con 470 prestazioni attive, di cui 200 dedicate alle imprese”. L’obiettivo, ha spiegato, è personalizzare sempre di più i servizi in base alle esigenze dei cittadini, anche attraverso strumenti digitali come la nuova app “INPS Mobile”, intuitiva e trasparente.  “Il portale che l’Inps ha creato per gli under 35  – ha rimarcato-  in due mesi ha registrato oltre 1,5 milioni di accessi . Si tratta di accessi veri, con utilizzo di servizi, spiega, e non solo per curiosità”. “Senza inclusione attiva e qualificazione del capitale umano in nostro sistema non regge” ha osservato per questo l’Inps punta sui giovani. Il portale significa “un unico accesso per 50 prestazioni personalizzate per loro” tra le quali indica borse di studio e percorsi formativi. Al centro del suo intervento anche la sfida della sostenibilità intergenerazionale. Secondo Fava, nel 2050 oltre il 30% della popolazione italiana sarà composta da over 65, con profonde implicazioni per il sistema previdenziale e sanitario. La cosiddetta silver economy è una grande opportunità per l’Italia, ha detto, e ci obbliga a ripensare il modello di welfare, previdenza e assistenza. Il futuro richiede, ha aggiunto, “servizi specializzati, assistenza su misura, sanità adeguata e politiche per la qualità della vita degli anziani”. I dati lo confermano: tra il 2010 e il 2022 gli over 50 sono passati dal 26% al 39% del totale degli occupati, e gli over 55 diventeranno 25,5 milioni nel 2050, con un impatto sull’economia stimato in oltre 43 miliardi di euro. Fava ha poi rilanciato la necessità di una vera cultura previdenziale: il welfare finora è stato troppo orientato all’assistenza e poco al futuro. Dobbiamo trasformarlo in un welfare generativo, capace di creare valore. Significa investire in politiche attive, formazione, orientamento, conciliazione vita-lavoro ed educazione previdenziale. Il presidente ha infine ribadito che l’INPS è “un unicum a livello internazionale”, chiamato oggi a essere il vero motore del welfare italiano.  Senza politiche di inclusione e senza la qualificazione del capitale umano, il sistema non regge, ha concluso, sottolineando che bisogna aumentare l’occupazione femminile e giovanile, favorire forme di pensionamento graduale per i senior e valorizzare la continuità dell’esperienza. “È questa la nostra sfida: far crescere il Paese mettendo al centro le persone, perché nel welfare, come nello sport, vince la squadra, non l’individuo”

Viceministro Bellucci, “Pnesiamo a un welfare che offra opportunità non assistenza”

La viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci ha partecipato al Welfare Italia Forum 2025 con un intervento dedicato al tema “Rivoluzione Welfare: la via italiana all’inclusione sociale”, sottolineando la necessità di un modello capace di offrire opportunità e non dipendenza, fondato su inclusione, crescita e fiducia. Bellucci ha ribadito l’importanza della sinergia con il Terzo Settore, ricordando il risultato ottenuto dal governo Meloni con il via libera della Commissione Europea alla riforma dedicata agli Enti del Terzo Settore, che prevede la defiscalizzazione degli utili reinvestiti nelle attività statutarie o nel patrimonio e incentivi per gli investitori, anche attraverso nuovi strumenti di finanza sociale.

Guzzetti (Welfare, Italia), “Cancellare il fondo contro la dispersione scolastica  errore grave”

Sul ruolo del Terzo Settore nel welfare è intervenuto Giuseppe Guzzetti, già presidente della Fondazione Cariplo e membro dell’Advisory Board del Think Tank “Welfare, Italia”, che da parte sua non ha risparmiato critiche al governo per la mancanza di continuità nelle politiche sociali. Guzzetti ha ricordato come nel 2016, secondo i dati Istat, in Italia fossero 1 milione e 300 mila i bambini che non frequentavano la scuola o erano a rischio di abbandono, e come a Milano se ne contassero 25 mila in condizione di dispersione scolastica o povertà educativa. Da quella consapevolezza, ha ricordato, nacque il Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, frutto di un’alleanza tra Governo, Acri e Forum del Terzo Settore, con un finanziamento di 100 milioni di euro l’anno. Dal 2016 al 2024 il Fondo, sostenuto dalle fondazioni bancarie, ha mobilitato 800 milioni di euro, realizzando migliaia di progetti in tutta Italia per garantire ai minori il diritto all’istruzione e alla crescita. Ma nella legge di Bilancio di quest’anno, ha osservato, è venuta meno l’agevolazione fiscale del credito d’imposta che ne assicurava il finanziamento: una decisione che, ha avvertito Guzzetti, mette a rischio una delle esperienze più virtuose di collaborazione tra pubblico e privato nel contrasto alla dispersione scolastica.

Per una nuova demografia 

Il panel “Per una nuova demografia: trend e opportunità” ha analizzato l’impatto del calo demografico e dell’invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro, sulla crescita economica e sulla sostenibilità del welfare. Il fenomeno, ormai strutturale, impone, è stato detto, di ripensare le strategie di formazione, occupazione e inclusione sociale per mantenere l’equilibrio intergenerazionale e garantire il futuro di previdenza e servizi. Sono intervenuti Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Veronica De Romanis, docente di Politica Economica Europea alla Stanford University di Firenze e alla LUISS Guido Carli di Roma, membro dell’Advisory Board del Think Tank “Welfare, Italia”.

Lavoro di qualità e qualità nel lavoro

E’ seguita la tavola rotonda dedicata a “Lavoro di qualità e qualità nel lavoro”, nel corso della quale ci si è interrogati su come formare le nuove competenze richieste dal mercato, combattere la fuga dei cervelli e creare ambienti di lavoro produttivi e inclusivi che promuovano la dimensione integrativa in ambito previdenziale e sanitario e il Welfare aziendale come leve di motivazione e produttività. Hanno partecipato Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Giovanna Gigliotti, amministratore delegato di UniSalute e Deputy Insurance General Manager – Life & Health di Unipol Assicurazioni, e Francesco Zaffini, presidente della 10ª Commissione permanente del Senato (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale).  In particolare Gigliotti ha sottolineato l’urgenza di “ripensare il welfare fin da giovani”, in un Paese dove la spesa sanitaria per gli over 65 cresce costantemente e “a 55 anni una persona su due soffre già di una patologia cronica”. Nel 2035, ha ricordato, “i pensionati supereranno gli occupati”, con un mercato del lavoro che fatica a crescere e un sistema di prevenzione ancora debole: solo cinque regioni rispettano gli standard oncologici e appena il 50% dei cittadini partecipa ai programmi di screening. La manager ha denunciato anche le forti disuguaglianze territoriali, con Lombardia , Veneto ed Emilia Romagna  che attraggono pazienti da tutto il Paese, mentre molte regioni del Sud restano indietro. E ha sottolineato un altro nodo : quello generazionale: “Le retribuzioni d’ingresso sono troppo basse, il 41% dei giovani qualificati si trasferisce all’estero. Eppure i giovani sono più attenti alla salute, al risparmio e al benessere”. Per Gigliotti, la risposta passa attraverso un welfare aziendale moderno, capace di “compensare le differenze contributive e migliorare il potere d’acquisto”, e un cambio di paradigma culturale: “Serve un welfare delle competenze, fondato sulla responsabilità e sul capitale umano, con università protagoniste nella valorizzazione del sapere”.

Salute e prevenzione come asset per la produttività del paese

Nella sessione successiva “Salute e prevenzione come asset immateriali per la produttività del Paese”, Giuseppe Curigliano (Istituto Europeo di Oncologia) ha ricordato come l’età avanzata aumenti il rischio di tumore e come corretti stili di vita – attività fisica, dieta equilibrata, stop al fumo – possano ridurre significativamente la mortalità. Ha sottolineato la necessità di maggior adesione agli screening oncologici, di programmi personalizzati di prevenzione e di una più equa accessibilità ai farmaci innovativi, oggi fortemente diseguale tra Paesi. Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva, ha richiamato l’importanza di promuovere un invecchiamento attivo attraverso esercizio fisico regolare, sonno adeguato e vita sociale, elementi che riducono la fragilità e migliorano la qualità della vita. Infine, Valter Longo, direttore del Longevity Institute della University of Southern California, in collegamento dagli Stati Uniti ha affrontato il tema del paradigma della longevità, evidenziando come l’Italia, un tempo modello per alimentazione e stile di vita, stia oggi peggiorando per obesità e fumo, soprattutto tra i più giovani. E ha ribadito la necessità di una medicina centrata sulla prevenzione e sull’educazione alimentare, con medici formati anche sugli stili di vita.

Perrotta, come misurare il valore del capitale umano

Il Ragioniere Generale dello Stato, Daria Perrotta ha offerto infine una sua approfondita riflessione  sul concetto di capitale umano partendo da due classici della letteratura europea, I Buddenbrook di Thomas Mann e La famiglia Vernonski di Lion Feuchtwanger, saghe che attraversano più generazioni della borghesia mercantile  mostrano come il sapere, il lavoro e il valore delle persone si trasformino nel tempo. Il capitale umano, ha osservato Perrotta, sembrerebbe un ossimoro, perché mette insieme due termini apparentemente inconciliabili: “capitale”, che rimanda all’economia e alla misurazione del profitto, e “umano”, che richiama valori morali e sociali non monetizzabili. Negli anni Sessanta, con gli studi di Schultz (1961), il concetto assume due dimensioni: da un lato serve a misurare il rendimento della forza lavoro, dall’altro a valutare l’impatto del capitale umano sulla crescita del Pil.  Oggi, ha ricordato Perrotta, la questione si traduce in una domanda cruciale: come si misura il valore del capitale umano? Gli indicatori tradizionali – tasso di alfabetizzazione, anni di studio, livello di istruzione o retribuzione – non riescono a cogliere pienamente la complessità delle competenze, né a valorizzare gli aspetti non economici. Riferendosi ai dati OCSE e ai rapporti del Censis, ha sottolineato come in Italia molti laureati accettino lavori al di sotto delle proprie qualifiche, segno di un sistema che non riconosce adeguatamente il merito e il valore del sapere. Misurare correttamente il capitale umano, ha spiegato, significa anche ridefinire le politiche pubbliche: far crescere la produttività, investire nella formazione, considerare l’istruzione non come spesa corrente ma come investimento strategico.Infine, Perrotta ha evidenziato la necessità di politiche mirate e personalizzate, che valorizzino le competenze individuali, l’alfabetizzazione digitale e l’educazione precoce. Il capitale umano – ha concluso – agisce su due piani, micro e macro, economico e sociale, e il suo sviluppo dipende non solo dallo Stato, ma anche dalla famiglia, dalle comunità e dalle storie collettive che ne tramandano il valore.

Cimbri, importante la circolarità tra le generazioni

A concludere i lavori Carlo Cimbri, presidente di Unipol Assicurazioni, che ha sottolineato come l’Italia debba puntare sulla qualità e non sulla quantità della crescita, investendo in competenze, produttività e merito. “Serve superare una cultura troppo assistenzialista — ha osservato — e premiare chi contribuisce di più, perché solo così si può riattivare l’ascensore sociale” Per i giovani, ha aggiunto, è essenziale ricostruire una prospettiva di progresso e fiducia, mentre per gli anziani occorre valorizzare le loro competenze e mantenerli attivi e partecipi nella società, senza ridurre tutto al tema dell’età pensionabile. “Solo creando una vera circolarità tra generazioni — ha concluso — il welfare potrà diventare un motore di coesione e sviluppo per il Paese”.

Ecco l’elenco di tutti partecipanti al Forum  Elena Beccalli (Rettrice, Università Cattolica del Sacro Cuore), Maria Teresa Bellucci (Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali), Roberto Bernabei (Presidente, Associazione Italia Longeva), Carlo Cimbri (Presidente, Unipol Assicurazioni), Giuseppe Curigliano (Direttore Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative, IEO; Professore Ordinario di Oncologia Medica, Università La Statale di Milano; Membro dell’Advisory Board, Think Tank “Welfare, Italia”), Valerio De Molli (Managing Partner & CEO, The European House – Ambrosetti e TEHA Group), Veronica De Romanis (Professoressa di Politica Economica Europea, Stanford University, Firenze e LUISS Guido Carli, Roma; Membro dell’Advisory Board, Think Tank “Welfare, Italia”), Gabriele Fava (Presidente, INPS), Giovanna Gigliotti (Amministratore Delegato, UniSalute e Deputy Insurance General Manager – Life & Health, Unipol Assicurazioni), Giuseppe Guzzetti (Membro dell’Advisory Board, Think Tank “Welfare, Italia”; già Presidente, Fondazione Cariplo), Valter Longo (Professore di Biogerontologia e Direttore del Longevity Institute, USC – University of Southern California), Daria Perrotta (Ragioniere Generale dello Stato), Alessandro Rosina (Professore Ordinario di Demografia e Statistica sociale, Università Cattolica di Milano), Orazio Schillaci (Ministro della Salute), Giuseppe Valditara (Ministro dell’Istruzione e del  Merito), Francesco Zaffini (Presidente 10ª Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Senato della Repubblica).

 

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