di Carlo Longo
Password “Louvre” e ladri comuni: nuove rivelazioni sul maxi furto di gioielli di Napoleone al Louvre. Indagini in corso e profili dei sospett
Emergono dettagli sorprendenti sull’attacco al sistema di videosorveglianza del Museo del Louvre, al centro di uno dei furti più clamorosi nella storia recente francese.
Secondo un’inchiesta del quotidiano Libération, basata su documenti del 2014 dell’Agenzia nazionale per la sicurezza dei sistemi informatici (ANSSI), accedere al server del museo sarebbe stato incredibilmente semplice: la password utilizzata era “Louvre”.
Un livello di protezione minimo, confermato anche per altri sistemi sensibili come quello della società Thalès, il cui software di sicurezza era protetto dalla password “Thales”. Già allora gli ispettori avevano segnalato la vulnerabilità del sistema, una debolezza che oggi appare ancora più grave alla luce del furto del 19 ottobre.
Il colpo nella Galleria d’Apollo
Quella mattina, quattro persone travestite da operai, con gilet gialli per confondersi tra il personale, sono entrate nella Galleria d’Apollo, una delle sale più celebri del museo.
In pochi minuti hanno sottratto preziosi gioielli appartenuti a Napoleone, per un valore stimato di 88 milioni di euro, riuscendo poi a dileguarsi.
Le indagini, tuttora in corso, non lasciano molte speranze sul recupero dei beni rubati. Tuttavia, gli inquirenti stanno tracciando un profilo sempre più preciso dei responsabili, molto lontano dall’immagine di una banda di professionisti della criminalità organizzata.
Gli arresti: sette fermati e quattro incriminati
Finora le autorità francesi hanno arrestato sette persone, di cui quattro già incriminate. Tre sono ritenute autrici materiali del furto, mentre una quarta è accusata di complicità.
Si tratta di individui residenti nella periferia di Parigi, in particolare nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, con precedenti penali per reati comuni ma senza legami strutturati con organizzazioni criminali.
La procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, ha spiegato in un’intervista a France Info che i sospetti si conoscevano da tempo e che due di loro formano una coppia. “Sono persone vicine, con una vita familiare normale, ma che si sono spinte fino a commettere un atto di criminalità organizzata di eccezionale gravità”, ha dichiarato.
Profili comuni, colpo straordinario
I profili dei principali indagati raccontano una realtà inaspettata.
Uno degli imputati, un uomo di 37 anni, ha undici precedenti penali, dieci dei quali per rapina aggravata, oltre a vari reati stradali. Un altro era già sotto processo per una rapina a un bancomat, durante la quale aveva usato un’auto come ariete.
Secondo la procura, i tre principali sospetti erano legati da un passato di piccoli furti e conoscevano bene le routine della sicurezza museale. La loro organizzazione rudimentale, però, non esclude la presenza di altri complici ancora in fuga. “Almeno una persona è scomparsa”, ha confermato la procuratrice, lasciando intendere che la rete criminale potrebbe essere più estesa di quanto sembri.
Un furto che solleva interrogativi
Il caso del Louvre non è solo un colpo da 88 milioni di euro, ma anche un duro colpo alla reputazione della sicurezza del museo più famoso del mondo.
Le password elementari e le falle nei sistemi informatici mettono in discussione anni di presunte misure di protezione tecnologica.
Intanto, la polizia francese continua a ricostruire i movimenti della banda e a seguire le tracce dei gioielli di Napoleone, che potrebbero ormai essere finiti nel mercato nero internazionale.
La speranza di recuperarli si affievolisce, ma resta l’urgenza di una riflessione profonda sulla sicurezza digitale e fisica dei più grandi tesori culturali d’Europa.
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