di Redazione

La legge, promossa dal governo Meloni e mai modificata in quattro letture, andrà ora a referendum. Tensioni in Aula, proteste dall’opposizione e celebrazioni nel centrodestra tra dediche a Berlusconi e riferimenti alla giustizia giusta

Con 112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni, il Senato ha approvato in quarta e ultima lettura la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Il provvedimento, fortemente voluto dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha concluso così il suo percorso parlamentare senza subire modifiche in nessuna delle quattro letture, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

Non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi, la riforma sarà sottoposta a referendum confermativo, presumibilmente nella primavera del 2026. La maggioranza ha già annunciato che sosterrà attivamente la consultazione popolare. “Un traguardo storico e un passo importante verso un sistema giudiziario più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini”, ha commentato Meloni. “Ora la parola passa agli italiani.” Il referendum confermativo, previsto dalla Costituzione quando una legge di revisione non ottiene i due terzi dei voti parlamentari, può essere richiesto entro tre mesi da un quinto dei membri di una Camera, 500 mila elettori o cinque Consigli regionali.

Dal canto suo, Nordio ha invitato la magistratura a partecipare al dibattito con argomentazioni tecniche, ma ha messo in guardia da una politicizzazione del referendum: “È legittimo esprimersi contro la riforma, ma sarebbe un errore gravissimo trasformare la consultazione in un referendum pro o contro il governo. La magistratura deve restare fuori da logiche partitiche.”

Il ministro ha anche sottolineato il valore simbolico dell’approvazione, definendola una vittoria della democrazia e respingendo l’idea che sia un omaggio postumo a Silvio Berlusconi. Eppure, nel centrodestra, non sono mancati i riferimenti all’ex premier scomparso nel giugno 2023. Adriano Galliani ha dedicato il risultato “al cielo”, certo che Berlusconi “ci vede ed è felice”, mentre Forza Italia ha esposto un grande striscione con il suo volto. Alla manifestazione di Piazza Navona è stata esibita anche una foto in bianco e nero di Enzo Tortora, simbolo di errori giudiziari.

“È una vittoria storica”, ha dichiarato il viceministro della Giustizia Paolo Sisto, mentre la vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, ha parlato di “giustizia giusta per l’Italia”. Tra i manifestanti, anche alcune vittime di ingiuste detenzioni.

La scena in Aula non è stata priva di tensioni. Durante le operazioni di voto, i senatori di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno protestato sollevando cartelli con la scritta “No ai pieni poteri”. Applausi invece dai banchi della maggioranza.

Momenti accesi anche durante l’intervento del senatore M5s Roberto Scarpinato, che ha duramente criticato la narrazione secondo cui figure come Berlusconi e Dell’Utri sarebbero state vittime di persecuzioni giudiziarie. Le sue parole hanno scatenato la protesta di Forza Italia, con il presidente del Senato Ignazio La Russa costretto a intervenire per riportare l’ordine.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’Unione delle Camere Penali Italiane. Il presidente Francesco Petrelli ha ribadito il sostegno storico dell’organizzazione alla riforma, sottolineando come la separazione delle carriere rappresenti un “passo avanti verso uno Stato di diritto più equilibrato, nel quale ogni potere eserciti la propria funzione nel rispetto delle libertà costituzionali”.

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