di Martina Esposito

I raid hanno provocato oltre cento vittime, inclusi molti bambini. Intanto, il confronto verbale tra le due parti e il coinvolgimento internazionale complicano ulteriormente una tregua già fragile

gazaDopo ore di bombardamenti intensi nella Striscia di Gaza, è stato ripristinato il cessate il fuoco tra Israele e Hamas. I raid hanno provocato oltre cento vittime, inclusi molti bambini. Intanto, il confronto verbale tra le due parti e il coinvolgimento internazionale complicano ulteriormente una tregua già fragile.

Tregua riattivata dopo l’escalation notturna

La fragile tregua tra Israele e Hamas è tornata in vigore questa mattina alle ore 10 locali, dopo una notte segnata da pesanti operazioni militari condotte da Tel Aviv nella Striscia di Gaza. Fonti dell’esercito israeliano hanno confermato il rientro in vigore del cessate il fuoco, sospeso dopo quello che lo Stato ebraico ha definito un “grave episodio” avvenuto a Rafah, dove un soldato sarebbe stato ucciso. Le autorità israeliane hanno inoltre accusato Hamas di non aver rispettato gli impegni legati alla restituzione dei resti di tredici ostaggi, elemento che ha contribuito alla decisione di rispondere con la forza.

Civili sotto le bombe: bilancio drammatico

La risposta militare israeliana si è concretizzata in una serie di attacchi aerei e di artiglieria che hanno colpito numerose località dell’enclave palestinese. Gaza City, Khan Yunis, Beit Lahiya e diverse aree centrali come Nuseirat e Bureij sono state oggetto di bombardamenti definiti “intensi e su vasta scala”. Le autorità sanitarie locali, sotto il controllo di Hamas, parlano di almeno 101 vittime, di cui 35 bambini, e oltre 200 feriti. Mahmoud Bassal, portavoce della Protezione civile, ha descritto la situazione come “devastante e fuori controllo”, denunciando violazioni “gravi e deliberatamente punitive” del cessate il fuoco da parte di Israele. Cinque ospedali della Striscia hanno confermato i dati forniti, riportando anche difficoltà nella gestione dei feriti a causa della mancanza di forniture mediche essenziali.

Tra pressioni diplomatiche e accuse incrociate

Il ritorno della tregua avviene in un clima di forte tensione diplomatica. Israele giustifica i raid come reazione a ripetuti atti ostili da parte di Hamas, tra cui il presunto attacco mortale contro le sue forze e la mancata cooperazione nel recupero dei corpi degli ostaggi. Hamas, invece, nega ogni responsabilità diretta nell’incidente di Rafah e sostiene di essere ancora impegnato nel rispetto dell’accordo. Tuttavia, le Brigate al-Qassam, braccio armato del gruppo, hanno dichiarato di aver sospeso la prevista consegna di un ostaggio per ritorsione contro quelli che definiscono “attacchi ingiustificati” da parte di Israele.

Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti tentano di mantenere un fragile equilibrio. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che “il cessate il fuoco non sarà compromesso” e ha difeso il diritto di Israele a rispondere in caso di provocazioni. Il vicepresidente JD Vance, in un’intervista televisiva, ha riconosciuto che “piccoli incidenti” possono verificarsi, ma ha confermato che l’intesa rimane formalmente attiva. Trump ha inoltre riferito che i suoi inviati, tra cui Jared Kushner, avrebbero ricevuto garanzie da Hamas circa un disarmo, ma il movimento islamista ha smentito qualsiasi impegno di questo tipo, facendo crescere ulteriormente la diffidenza.

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