di Emilia Morelli
La regista norvegese Emilie Blichfeldt riscrive Cenerentola in chiave horror. The Ugly Stepsister svela il dolore dietro la perfezione e la crudeltà degli ideali estetici
Chi non ha mai sognato di calzare la scarpetta di cristallo di Cenerentola? Ma basta un’occhiata ai propri piedi per capire che, nella realtà, quella scarpetta starebbe stretta a molte. È da questa frustrazione universale che nasce The Ugly Stepsister, film della regista norvegese Emilie Blichfeldt, un racconto che stravolge la celebre fiaba e la trasforma in un disturbante beauty horror.
Accolto con clamore al Festival di Berlino e al Sundance, tra applausi e svenimenti per la crudezza di alcune scene, il film arriva nelle sale italiane distribuito da I Wonder, proprio alla vigilia di Halloween. Un poster emblematico – una scarpetta di cristallo sporca di sangue – anticipa perfettamente il tono della pellicola.
La vera Cenerentola dei fratelli Grimm
Blichfeldt parte dalla versione originale dei fratelli Grimm, ben diversa da quella edulcorata della Disney. In quella fiaba, le sorellastre arrivano a tagliarsi le dita pur di far entrare il piede nella scarpetta, e due colombe scendono dal cielo per cavare loro gli occhi, punendo la falsità. «Quel finale mi è rimasto dentro sin da bambina», racconta la regista. «Ho voluto ridare voce a quelle sorellastre, da sempre relegate al ruolo di comparse malvagie».
Elvira, la sorellastra che voleva essere amata
Protagonista del film è Elvira, interpretata dalla talentuosa Lea Myren, giovane donna cresciuta con una madre cinica e ossessionata dall’apparenza. Pur di assicurarle un buon matrimonio, la madre è disposta a tutto, anche a trasformarla fisicamente. Quando arriva l’invito al gran ballo, Elvira si sottopone a una serie di interventi crudeli e dolorosi: le ossa vengono spezzate, il naso rimodellato, gli occhi spalancati a forza, i denti limati, e perfino una tenia le viene somministrata per farla dimagrire.
Il risultato è un incubo tra chirurgia e ossessione, dove il corpo femminile diventa il terreno di una battaglia contro un ideale di perfezione irraggiungibile.
Un horror estetico che parla di noi
Con uno stile che richiama il body horror di David Cronenberg e le provocazioni di Lars von Trier, The Ugly Stepsister mette in scena un mondo dove la bellezza è una condanna. Tra sangue, dolore e ironia nera, la Blichfeldt mostra come la società – e il mito della “donna perfetta” – impongano alle ragazze una violenza silenziosa, tanto psicologica quanto fisica.
«Per anni ho cercato di adattarmi a un modello di femminilità che non mi apparteneva», spiega la regista. «La sorellastra di Cenerentola è diventata la mia alleata, la mia sorella simbolica. Rappresenta tutte le donne che si sentono fuori posto, imperfette, invisibili».
Bellezza, dolore e potere: il messaggio del film
Oltre al sangue e all’estetica gotica, il film lancia una riflessione profonda: chi decide cosa significa essere belle? E perché siamo pronte a soffrire pur di esserlo?
La Blichfeldt ribalta la prospettiva tradizionale della fiaba e invita a guardare con empatia le sorellastre, non più come antagoniste ma come simboli della fragilità e della ricerca di accettazione. «Ci hanno insegnato a stare dalla parte di Cenerentola, ma così abbiamo tradito noi stesse», conclude la regista. «C’è una sola Cenerentola, ma milioni di sorellastre. E tutte lottiamo per entrare in quella scarpetta che, forse, non è mai stata fatta per noi».
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L’articolo The Ugly Stepsister: la favola dark che ribalta Cenerentola e denuncia la tirannia della bellezza proviene da Associated Medias.

