di Emilia Morelli

Viktor Orbán incontra Giorgia Meloni a Roma dopo il colloquio in Vaticano: critiche all’UE e alle sanzioni sul petrolio, sostegno a Trump e accuse di isolamento europeo

Dopo un incontro in Vaticano, Viktor Orbán ha fatto tappa all’Hotel Minerva di Roma prima di raggiungere Palazzo Chigi, dove lo attendeva Giorgia Meloni per un colloquio riservato. Prima di lasciare l’hotel, il premier ungherese ha conversato con alcuni giornalisti, parlando apertamente delle tensioni con Washington e Bruxelles.

L’obiettivo dichiarato: trovare un modo per aggirare le sanzioni americane sul petrolio, che penalizzano duramente l’economia ungherese. «L’Unione Europea non conta nulla», ha dichiarato Orbán, annunciando un prossimo viaggio negli Stati Uniti «per discutere direttamente con il presidente Trump» la questione energetica.

Le sanzioni sul petrolio e l’asse con Trump

Secondo Orbán, le misure imposte da Donald Trump contro la Russia stanno mettendo in difficoltà il suo Paese, fortemente dipendente dal petrolio e dal gas di Mosca.
«Senza forniture russe – ha spiegato – i prezzi dell’energia esploderebbero, mettendo a rischio la stabilità economica dell’Ungheria».

Il premier ha poi aggiunto che cercherà un’intesa diretta con Washington per ridurre l’impatto delle restrizioni, confermando così la sua linea di politica estera autonoma rispetto a Bruxelles.

L’attacco a Bruxelles: “L’Europa è irrilevante”

Nel corso della conversazione, Orbán ha ribadito la sua visione critica del ruolo europeo nella crisi ucraina.
«Sulla guerra non abbiamo più voce in capitolo: sono americani e russi a decidere», ha detto, sostenendo che l’Unione Europea è ormai esclusa dalle principali dinamiche internazionali.

Un giudizio durissimo, coerente con la posizione ungherese al Consiglio Europeo, dove Budapest ha più volte esercitato il veto su decisioni a favore di Kiev.

L’incontro con Meloni: economia e competitività al centro

Il premier ungherese ha spiegato che con Giorgia Meloni il tema principale dell’incontro non sarà tanto la guerra, quanto la perdita di competitività dell’economia europea.
Tra i punti discussi: la transizione green e la direttiva Ets2, che secondo Orbán «rischia di pesare su famiglie e imprese» aumentando i costi dell’energia e dei trasporti.

«Dobbiamo rendere più forti le economie di Italia e Ungheria», ha detto, indicando la necessità di un asse economico più pragmatico tra i due Paesi.

Il silenzio sul caso Ilaria Salis

Alla fine dell’intervista, una domanda su Ilaria Salis — l’eurodeputata detenuta in Ungheria — ha interrotto il ritmo della conversazione. Di fronte alla richiesta di chiarimenti sulla linea dura del governo di Budapest, Orbán si è limitato a un sorriso e si è allontanato senza rispondere.

Un gesto che ha lasciato aperte le tensioni tra Bruxelles e Budapest sul rispetto dei diritti umani e delle garanzie giudiziarie.

Un leader in bilico tra Europa e Stati Uniti

La visita romana di Viktor Orbán segna un nuovo capitolo nel rapporto complesso tra Ungheria e Unione Europea. Da un lato, il premier ribadisce la sua fedeltà alla NATO e l’intenzione di mantenere un dialogo con i partner europei; dall’altro, continua a coltivare relazioni privilegiate con Mosca e Washington, ponendosi come figura autonoma nello scacchiere internazionale.

Mentre prepara l’incontro con Trump, Orbán mostra di voler restare fedele al suo stile: sfidare le regole di Bruxelles, difendere gli interessi nazionali e parlare con chi detiene il potere reale.

Orbán-Meloni: alleati strategici ma su fronti diversi

L’incontro tra Orbán e Meloni a Roma evidenzia convergenze su alcuni temi — come l’immigrazione e la critica alla burocrazia europea — ma anche distanze significative, soprattutto sul ruolo dell’Italia nell’UE e sull’approccio alla guerra in Ucraina.

Meloni cerca di restare ancorata al quadro euroatlantico, mentre Orbán insiste nel presentarsi come l’alternativa “sovranista” all’Europa di Bruxelles. Due strategie differenti, ma che oggi si incontrano su un punto comune: la necessità di rendere l’Europa più competitiva e meno dipendente dalle decisioni esterne.

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