di Redazione
La squadra, formata da rifugiate afghane di diversi paesi e riconosciuta ufficialmente dalla FIFA, parteciperà al torneo “FIFA Unites Women’s Series 2025”, che si terrà in Marocco dal 26 ottobre al 1° novembre
Dopo anni di silenzio forzato, la nazionale femminile di calcio dell’Afghanistan è pronta a tornare in campo. Il debutto avverrà in occasione della “FIFA Unites Women’s Series 2025”, torneo amichevole organizzato in Marocco dalla federazione mondiale del calcio. Le giocatrici afghane, che gareggeranno con il nome di “Afghan Women United”, affronteranno le rappresentative femminili di Libia, Ciad e Tunisia — tutte nazioni in cui le donne hanno affrontato ostacoli simili nell’accesso allo sport.
L’evento segna il ritorno ufficiale di una selezione afghana in competizioni internazionali dopo quattro anni di assenza, e soprattutto dopo la riconquista del potere da parte dei talebani nel 2021, che aveva cancellato ogni presenza femminile dallo sport nazionale. Per le calciatrici, molte delle quali vivono oggi in esilio, scendere in campo con i colori dell’Afghanistan è un atto di resistenza, un modo per riaffermare la propria identità e la propria libertà.
La lunga strada verso il riconoscimento
Il percorso che ha portato alla creazione della nuova nazionale è stato complesso. Dopo il crollo del governo afghano nell’agosto 2021, le atlete si erano trovate in pericolo: hanno distrutto le loro divise e cancellato ogni traccia della loro carriera sportiva per sfuggire alle rappresaglie. Con l’aiuto dell’ex capitana Khalida Popal e dell’ONG Girl Power, 115 persone tra giocatrici e familiari erano riuscite a lasciare il paese.
In esilio, le calciatrici hanno continuato a giocare in squadre locali formate da rifugiate: la più nota è la Melbourne Victory FC AWT, creata in Australia con il sostegno del club Melbourne Victory, dove milita anche l’ex capitana Fatima Yousufi. Altre giocano nel Regno Unito, in Portogallo, negli Stati Uniti e in Italia, come Fatema Haidari, tesserata per la Chiesanuova 1975 di Prato.
Per anni, tuttavia, queste squadre non hanno potuto rappresentare ufficialmente l’Afghanistan: la federazione calcistica nazionale, controllata dai talebani, non avrebbe mai autorizzato una selezione femminile. Solo nel maggio 2025 la FIFA ha deciso di riconoscere formalmente una squadra composta da rifugiate afghane, permettendo così la nascita dell’Afghan Women United.
La squadra è guidata dall’allenatrice scozzese Pauline Hamill e comprende 23 giocatrici provenienti da diversi paesi: 13 dall’Australia, 5 dal Regno Unito, 3 dal Portogallo e 2 dall’Italia. Cinque di loro avevano già vestito la maglia dell’Afghanistan nell’ultima partita ufficiale giocata contro il Tagikistan nel 2021. L’organizzazione del torneo non è stata semplice: inizialmente previsto negli Emirati Arabi Uniti, è stato spostato in Marocco dopo il rifiuto dei visti da parte di Abu Dhabi, legato ai suoi recenti rapporti con il governo talebano.
Un simbolo di libertà
La storia della nazionale femminile afghana è intrecciata con quella dei diritti delle donne nel paese. Fondata nel 2007, la squadra era diventata uno dei simboli della rinascita post-talebana, in un Afghanistan che cercava di aprirsi al mondo dopo l’intervento occidentale. Il calcio femminile rappresentava un gesto di emancipazione in un contesto sociale ancora profondamente conservatore.
Tutto è cambiato nell’agosto del 2021: con il ritorno dei talebani, le donne sono state escluse da scuole, università e sport. Mentre la nazionale maschile ha continuato a giocare, quella femminile è scomparsa dal paese, sopravvivendo soltanto nella diaspora.
Oggi, grazie al sostegno della FIFA e di numerose organizzazioni internazionali, queste atlete tornano a giocare per l’Afghanistan — anche se lontane da casa. Il loro obiettivo non è solo sportivo: è una testimonianza di resistenza e un messaggio di speranza per le generazioni future di donne afghane.
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