di Ennio Bassi

L’annuncio accende le tensioni internazionali e suscita la reazione di Trump, che accusa Putin di alimentare il conflitto invece di risolverlo
Il Cremlino ha annunciato il completamento con successo del test del Burevestnik, un missile da crociera a propulsione nucleare concepito per aggirare ogni difesa e colpire a distanze intercontinentali. Secondo il capo di Stato Maggiore russo Valerij Gerasimov, l’arma ha volato per oltre 14.000 chilometri in 15 ore, dimostrando capacità operative senza precedenti nel panorama mondiale.
Il presidente Vladimir Putin, intervenuto da un centro di comando militare in una località non divulgata, ha definito il Burevestnik un sistema “invincibile” e “senza analoghi nel mondo”. Il missile, progettato per trasportare una testata nucleare, utilizza un piccolo reattore per la propulsione, consentendogli un’autonomia praticamente illimitata e una traiettoria imprevedibile, rendendolo quasi impossibile da intercettare con le tecnologie attuali.
Si tratta di un progetto noto da anni, parte di un pacchetto di armamenti strategici annunciati da Putin nel 2018, che include anche il siluro Poseidon e il missile balistico Sarmat. Tuttavia, finora il Burevestnik era rimasto nella fase sperimentale, anche per via dei rischi tecnici legati alla propulsione nucleare. La conferma del suo test operativo rappresenta una significativa escalation sul piano della deterrenza strategica, rilanciando la competizione tra potenze globali in ambito missilistico.
Una lunga tradizione di armi simboliche
L’annuncio del Burevestnik si inserisce nella consueta narrativa russa che accompagna ogni fase di confronto internazionale: a ogni momento di crisi, un’arma nuova da esibire come simbolo di potenza. Dalle Katyusha della Seconda guerra mondiale alla Bomba Zar, fino ai missili ipersonici più recenti, la strategia del Cremlino si fonda su una combinazione di capacità tecnologiche e messaggi politici.
Il missile porta il nome di un celebre “uccello delle tempeste” celebrato da Maksim Gorkij, evocando non solo la potenza distruttiva ma anche la promessa — implicita — di un cambiamento epocale. In questo contesto, l’arma diventa anche uno strumento di propaganda, utile per rafforzare il consenso interno e l’immagine di forza all’estero, soprattutto in un momento in cui il conflitto in Ucraina continua senza apparente soluzione diplomatica.
Trump: “Putin fermi la guerra, non i missili”
La risposta americana non si è fatta attendere. Durante un volo verso il Giappone a bordo dell’Air Force One, Donald Trump ha criticato duramente il test russo, definendolo “inappropriato” e accusando il presidente Putin di alimentare l’instabilità globale. “Dovrebbe concentrarsi sulla fine della guerra in Ucraina, che sarebbe dovuta durare una settimana e sta per entrare nel suo quarto anno” — ha dichiarato l’ex presidente ai giornalisti.
Trump, che da mesi insiste sulla necessità di negoziati diretti tra Washington e Mosca, ha ribadito che un incontro con Putin avverrà solo “in presenza di un accordo di pace”. Il Cremlino, per ora, mantiene una posizione ambivalente: se da un lato invia emissari come Kirill Dmitriev negli Stati Uniti per sondare il terreno diplomatico, dall’altro continua a escludere scadenze politiche per la fine delle ostilità, ribadendo che le operazioni militari proseguiranno fino al raggiungimento degli obiettivi dichiarati.
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