di Guido Talarico

Con Indomita, la nota penalista romana firma un memoir potente e toccante, che intreccia biografia, impegno civile e lotta alla criminalità organizzata. Un’opera che illumina con rara onestà la zona grigia della giustizia, offrendo uno sguardo umano e professionale su chi combatte le mafie dall’interno delle istituzioni

di Carlo Longo

Ci sono libri che raccontano una vita. E poi ci sono libri che, nel farlo, raccontano anche un Paese. Indomita, il memoir firmato da Civita Di Russo, noto avvocato penalista e ora vice capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Un libro necessario, forte, essenziale, che arriva in un momento in cui la riflessione sull’etica pubblica e sul ruolo delle istituzioni nella lotta alla criminalità organizzata è più urgente che mai.

Il titolo non è casuale: Indomita è la parola che meglio descrive il percorso personale e professionale di una donna che ha fatto della legalità una scelta di vita, non solo di carriera. Civita Di Russo attraversa con coerenza e passione decenni di impegno nel cuore della macchina giudiziaria e amministrativa, raccontando dall’interno — e con una scrittura limpida, priva di retorica — il mondo opaco della “zona grigia”, quella fascia intermedia dove si incontrano potere, silenzi, complicità e, talvolta, coraggio civile.

Nel libro, la vicenda personale si intreccia con quella collettiva: le prime consapevolezze maturate nell’infanzia, le scelte universitarie, l’ingresso nei ruoli istituzionali, l’incontro con i collaboratori di giustizia — una delle esperienze più complesse e umanamente coinvolgenti che si possano vivere nella lotta alle mafie. Non si tratta solo di difenderli giuridicamente, ma di accompagnarli nel loro percorso di rottura con il passato, nel tentativo fragile e coraggioso di riconquistare un’identità fuori dai clan.

Civita Di Russo non nasconde nulla: le contraddizioni, le difficoltà, i conflitti interiori e quelli istituzionali. Non cede mai alla tentazione della semplificazione o della narrazione eroica. Al contrario, il suo sguardo è sempre umano, ancorato a una profonda coscienza della complessità del reale. Chi difende, dice, non lo fa per giustificare, ma per sottrarre alla solitudine, per offrire una possibilità di riscatto a chi ha deciso di cambiare strada, anche quando il passato resta indelebile.

Uno dei passaggi più forti e simbolici del libro è condensato in una frase che racchiude l’etica civile dell’autrice: “La dignità non si chiede. Si esercita.” È in queste parole che si coglie la cifra morale dell’opera: non l’astratto legalismo, ma un impegno concreto, quotidiano, capace di tenere insieme giustizia e umanità. Un equilibrio difficile, che Civita Di Russo affronta con il rigore del giurista e la sensibilità della testimone.

Dal punto di vista narrativo, Indomita sorprende per la sua fluidità. È un memoir, sì, ma si legge come un romanzo civile, con momenti di grande intensità emotiva e passaggi che invitano alla riflessione profonda. La scrittura, elegante e mai autoreferenziale, riesce a tradurre esperienze complesse in un linguaggio accessibile, senza mai banalizzare i contenuti.

In un panorama editoriale spesso affollato da pubblicazioni autoreferenziali o segnate dall’opportunismo del momento, questo libro si distingue per onestà intellettuale, profondità di analisi e valore umano. Non è solo la storia di una professionista della giustizia, ma il ritratto di una generazione di servitori dello Stato troppo spesso dimenticati. Un racconto di battaglie quotidiane, silenziose ma fondamentali, condotte nei tribunali, negli uffici, nei centri per i testimoni di giustizia, là dove lo Stato incontra chi ha deciso di voltare le spalle all’illegalità.

Indomita è un libro che andrebbe letto nelle scuole, nei corsi di formazione per giovani giuristi, ma anche da chi oggi si interroga sul senso della politica e dell’impegno civile. È un manifesto implicito, ma potentissimo, della destra istituzionale che non rinuncia al rigore, che sceglie di stare dalla parte della legge, senza slogan ma con fatti.

Con questa opera, Civita Di Russo entra a pieno titolo tra le voci più autorevoli e autentiche della nuova stagione politica italiana, offrendo una testimonianza di valore non solo per il contenuto, ma per il coraggio e la chiarezza con cui è scritta.

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