di Mario Tosetti

Sabato 25 ottobre l’assemblea sinodale della Cei voterà 124 proposte su inclusione Lgbt, ruolo dei laici e delle donne, abusi e ordinari militari. Monsignor Castellucci: “Concordia, libertà e carità per una Chiesa capace di ascolto”.

ceiAlla Conferenza episcopale italiana si insiste: non c’è stata alcuna spaccatura tra vescovi e laici, ma piuttosto “tensioni e imprevisti”, segni di un dissenso costruttivo.
Il riferimento è all’assemblea sinodale dello scorso aprile, quando il testo finale del Cammino sinodale — frutto di tre anni di confronto — fu ritirato per evitare una bocciatura. Il Consiglio episcopale permanente e il comitato di presidenza decisero allora di riscriverlo da capo, sospendendo l’assemblea di primavera e rinviando tutto all’autunno.

Sabato 25 ottobre, a Roma, si terrà quindi la terza e ultima assemblea sinodale, chiamata a votare il nuovo documento: 75 paragrafi e 124 proposte, su temi centrali e divisivi per la Chiesa italiana — inclusione delle persone Lgbt, ruolo delle donne e dei laici, abusi, e ordinari militari.

Castellucci: “Concordia nelle cose essenziali”

Nel testo introduttivo, monsignor Erio Castellucci, presidente del comitato nazionale del Cammino sinodale, riconosce le difficoltà emerse.
C’è, scrive, “una divisione tra chi sogna una riedizione della cristianità ormai tramontata e chi cerca una postura ecclesiale adatta alla società di oggi”.
L’obiettivo del sinodo è “recuperare concordia nelle cose essenziali, libertà in quelle dubbie e carità in tutte”.

Il dibattito di aprile — si legge — ha mostrato “una Chiesa capace di vivere la comunione: vescovi che ascoltano, laici maturi e un confronto libero”, segno che “lo Spirito agisce anche attraverso tensioni e imprevisti”.

Inclusione Lgbt e rifiuto delle “terapie riparative”

Tra i temi più delicati, l’assemblea propone che le Chiese locali superino atteggiamenti discriminatori e promuovano riconoscimento e accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, insieme alle loro famiglie (proposte 28-29).
Si chiede inoltre che la Cei sostenga le giornate civili contro violenza e discriminazione di genere, omofobia e transfobia.

Un altro passaggio importante riguarda il rifiuto delle cosiddette “terapie riparative”: nei seminari e nei luoghi formativi, si propone di vietare ogni forma di abuso psicologico o spirituale, anche legata all’orientamento sessuale (proposta 32).

Lotta agli abusi: “Giustizia riparativa e collaborazione con la società civile”

Dopo le recenti critiche della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, il nuovo testo ribadisce la necessità di accogliere e accompagnare le vittime di violenza (proposta 35) e di collaborare con le istituzioni per assicurare giustizia e trasparenza (proposta 37).
Si chiede inoltre di promuovere percorsi di giustizia riparativa e iniziative realizzate “con e per le vittime”.

Donne e laici, verso un nuovo protagonismo ecclesiale

Uno dei capitoli più attesi riguarda la partecipazione delle donne e dei laici.
Le Chiese locali, si legge, dovranno promuovere una “parità effettiva” nell’accesso ai ruoli di responsabilità pastorale, direzione di uffici diocesani, facoltà teologiche e tribunali ecclesiastici (proposta 16).
Si chiede inoltre di valutare una remunerazione equa per chi esercita ministeri istituiti (proposta 22).

Decisiva la proposta numero 5, che chiede di rendere obbligatori i Consigli pastorali in diocesi e parrocchie, trasformandoli da organi consultivi a spazi reali di corresponsabilità.

Un ripensamento sugli ordinari militari

Sul piano sociale, il documento invita a promuovere forme di carità alternative alla logica dello scarto, che spesso colpisce migranti e detenuti (proposta 14).
Inoltre, la proposta 3 apre a una riflessione sul ruolo pastorale degli ordinari militari, chiedendo alla Cei di promuovere “una revisione del servizio di assistenza spirituale alle Forze Armate e di Polizia”, nel quadro di un impegno per il disarmo e la pace.

Verso il futuro del Cammino sinodale

L’ultima proposta prevede la creazione di un Organismo nazionale di partecipazione ecclesiale, incaricato di monitorare la ricezione del Cammino sinodale nelle diocesi italiane.
Un modo per non chiudere il percorso, ma rilanciarlo come stile permanente di Chiesa, capace di ascoltare e camminare insieme.

Il sinodo d’autunno rappresenta un passaggio cruciale per la Chiesa italiana: non un punto d’arrivo, ma un laboratorio di comunione.
Tra tensioni e speranze, la Cei è chiamata a decidere se imboccare con coraggio la via di una Chiesa più inclusiva, partecipata e trasparente, fedele allo Spirito che — come scrive monsignor Castellucci — “opera anche attraverso gli imprevisti”.

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L’articolo Cei, alla vigilia del voto sinodale: “Tensioni costruttive ma niente scontro” proviene da Associated Medias.