di Redazione
Presentata a Milano la nuova mostra di Berruti frutto della partnership con BMW, che consiste in un atto curatoriale sostenibile
Tra le volte storiche di Palazzo Reale a Milano si è svolto un incontro che ha unito due visioni complementari: quella artistica e umana di Valerio Berruti e quella tecnologica e sensoriale di BMW. Con More than kids meets More than a car, l’arte contemporanea incontra il design industriale, generando una riflessione condivisa su bellezza, responsabilità e futuro.
Un incontro tra Berruti e BMW
In questo nuovo dialogo c’è, da un lato, l’universo poetico di Berruti, protagonista della mostra More than kids, in cui l’infanzia diventa simbolo di rinascita e consapevolezza. Le sue figure sospese, tra pittura, scultura e animazione, parlano di speranza e cambiamento climatico, di fragilità e di resilienza. L’artista costruisce un linguaggio minimale e universale, in cui la leggerezza del tratto si carica di profondità etica.
Dall’altro, BMW, rappresentata da Renzo Vitale, Creative Director of Sound Design del gruppo, porta avanti una ricerca in cui la tecnologia diventa esperienza emotiva. Il nuovo soundscape HypersonX – composto da 43 suoni dinamici che si adattano al contesto di guida – trasforma l’automobile in uno spazio di ascolto, in cui la macchina respira con chi la guida. È una visione che fonde innovazione e sensibilità, ribadendo l’idea di una mobilità capace di emozionare e rispettare l’ambiente.
Un atto curatoriale sostenibile
L’incontro tra Berruti e BMW non è una semplice collaborazione, ma un atto curatoriale condiviso: un progetto che restituisce alla tecnologia un volto umano e all’arte un respiro contemporaneo. La forza di More than kids meets More than a car risiede proprio in questo punto di contatto, ovvero nel comprendere che la creatività, in ogni forma, è oggi il vero motore della sostenibilità.
Attraverso questa partnership, BMW rinnova un impegno che da oltre cinquant’anni lega il marchio al mondo dell’arte. Dalle Art Car firmate da Warhol, Lichtenstein, Koons e Julie Mehretu alle collaborazioni con istituzioni come il Guggenheim Museum, la Tate Modern, il Centre Pompidou e La Scala di Milano, il gruppo tedesco ha costruito un dialogo costante tra ingegneria e immaginazione. Con Valerio Berruti, quel dialogo trova una nuova forma di equilibrio: un’estetica condivisa, dove arte e tecnologia non si osservano da lontano ma si contaminano.
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