di Ennio Bassi

La scelta di Trump rappresenta un tentativo di forzare Vladimir Putin ad accettare un negoziato per porre fine alla guerra in Ucraina

Mercoledì il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha ufficializzato una nuova serie di sanzioni contro Lukoil e Rosneft, i due colossi energetici russi, accusati di sostenere indirettamente lo sforzo bellico del Cremlino. La decisione, voluta dal presidente Donald Trump, arriva in un momento di crescente frustrazione nei confronti del presidente russo Vladimir Putin, con cui i colloqui recenti si sono rivelati inconcludenti.

«Ogni volta che parlo con Vladimir, abbiamo delle belle conversazioni, ma poi non portano a nulla», ha dichiarato Trump mercoledì, esprimendo apertamente il suo disappunto per una diplomazia che, a suo dire, si sta trasformando in una strategia dilatoria da parte di Mosca. Proprio per questo motivo, l’amministrazione statunitense ha annullato all’ultimo momento un incontro bilaterale che si sarebbe dovuto tenere in Ungheria, segnalando un netto irrigidimento nei rapporti. «Non vogliamo sprecare tempo in riunioni vuote», ha spiegato la Casa Bianca in una nota.

La nuova misura punitiva è stata illustrata dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha motivato la decisione come risposta al «persistente rifiuto del presidente Putin di porre fine a una guerra insensata». Trump, nel commentare l’annuncio, ha espresso l’auspicio che le sanzioni possano indurre Mosca ad adottare un atteggiamento più collaborativo: «Spero che Vladimir inizi finalmente a comportarsi in modo ragionevole», ha detto.

Le sanzioni sono arrivate poche ore dopo un massiccio attacco missilistico russo che ha colpito diverse città ucraine, provocando almeno sei vittime, tra cui due bambine. Nel frattempo, il presidente russo ha supervisionato un test su larga scala dell’arsenale nucleare nazionale, descritto come «una manovra pianificata» da parte del Cremlino. Nella stessa giornata, Trump ha accolto alla Casa Bianca il segretario generale della NATO, Mark Rutte, rafforzando l’asse transatlantico proprio mentre i rapporti con la Russia toccano uno dei punti più critici dall’inizio del conflitto.

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