di Martina Esposito

Sotto di 190 milioni di euro nel 2026 e di 240 milioni a partire dal 2027 nella prima bozza della legge di bilancio. Le associazioni del settore chiedono chiarezza al governo

Il futuro del cinema e dell’audiovisivo italiani si tinge di incertezza. Secondo una versione preliminare della legge di bilancio, il Fondo destinato al sostegno della produzione, distribuzione e promozione cinematografica e audiovisiva sarà oggetto di un drastico ridimensionamento nei prossimi anni.

In particolare, il provvedimento prevede per il 2026 un taglio di 190 milioni di euro, che diventeranno 240 milioni annui a partire dal 2027. Oltre alla riduzione delle risorse, la manovra agisce sulla struttura stessa del Fondo, intervenendo sulla percentuale delle entrate statali da destinare al comparto. Attualmente, il finanziamento al settore è calcolato come l’11% delle entrate effettive dell’anno precedente, con un minimo garantito fissato a 700 milioni di euro. La nuova normativa, invece, abbasserebbe tale soglia minima a 510 milioni nel 2026 e a 460 milioni per gli anni successivi.

Una svolta che rischia di interrompere il percorso di rilancio e consolidamento avviato negli ultimi anni, in un periodo in cui il settore audiovisivo italiano stava finalmente guadagnando visibilità e competitività anche sui mercati internazionali.

L’annuncio ha immediatamente sollevato preoccupazioni tra gli operatori del settore: produttori, registi, distributori e associazioni di categoria chiedono al governo di fare chiarezza sulle intenzioni della manovra e sugli eventuali correttivi in discussione. Al centro del dibattito, il timore che il ridimensionamento delle risorse possa compromettere l’intera filiera, dagli incentivi fiscali ai tax credit, fino al sostegno per le opere prime, indipendenti o a basso budget.

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