di Ennio Bassi

In un contesto di tregua fragile, Israele recupera due salme da Hamas. Intanto Netanyahu rimuove Hanegbi e JD Vance lancia un ultimatum al movimento islamista: «O depone le armi o sarà annientato»

israeleDue bare, contenenti i corpi di ostaggi israeliani detenuti da Hamas, sono state consegnate oggi dalla Croce Rossa alle Forze di Difesa Israeliane (Idf). Il recupero è avvenuto nel sud della Striscia di Gaza, nell’ambito di un accordo raggiunto sotto l’egida di attori internazionali. Le salme, dopo l’ispezione da parte dell’esercito, saranno trasferite in Israele e riceveranno gli onori previsti: saranno avvolte nella bandiera israeliana e omaggiate in una breve cerimonia presieduta da un rabbino militare.

La notizia è stata diffusa dall’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha confermato l’identificazione ancora in corso delle vittime e il proseguimento delle operazioni per il recupero di altri corpi. Hamas, da parte sua, ha parlato della necessità di ulteriore tempo per localizzare e restituire tutti gli ostaggi deceduti, assicurando comunque il rispetto degli accordi.

Nel frattempo, sul piano politico interno, si registra un’importante svolta: il premier Netanyahu ha rimosso dall’incarico il suo consigliere per la Sicurezza nazionale, Tzachi Hanegbi. A comunicarlo è stato lo stesso Hanegbi, che ha chiesto un’indagine pubblica sul fallimento del 7 ottobre — giorno del devastante attacco di Hamas contro Israele — dichiarandosi «complice» per non aver prevenuto l’offensiva. Secondo fonti israeliane, alla base della rottura vi sarebbero profonde divergenze strategiche, in particolare sull’eventualità di un’occupazione totale di Gaza City.

Sul fronte internazionale, il vicepresidente statunitense JD Vance, in visita in Israele, ha rilasciato dichiarazioni forti: «Hamas deve disarmarsi o sarà annientato. Le violenze in corso non segnano la fine della tregua, ma dimostrano la complessità del percorso di pace». Vance ha comunque riconosciuto che l’attuazione piena del cessate il fuoco richiederà «molto tempo», e ha denunciato una certa «tendenza occidentale a scommettere sul fallimento del processo».

Nello scenario diplomatico, intanto, si muove anche l’Italia: su mandato del ministro degli Esteri Antonio Tajani, una delegazione tecnica della Farnesina ha visitato Gerusalemme e Ramallah per discutere con autorità palestinesi e istituzioni internazionali la possibile ricostruzione della Striscia. L’obiettivo, ha dichiarato il governo, è «favorire la stabilizzazione e la ripresa di Gaza attraverso il coordinamento degli aiuti e degli investimenti».

La crisi resta dunque in bilico, sospesa tra segnali di distensione e nuovi focolai di tensione, mentre sul terreno diplomatico e militare si continua a lavorare per evitare un’escalation.

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