di Martina Esposito
A guidare questa virata è Vladimir Solovyov, volto di punta della propaganda televisiva russa, che, insieme ad altri conduttori e ospiti, ha trasformato Trump da potenziale alleato razionale dell’Occidente a bersaglio di sarcasmo e ironia
Nelle ultime settimane, la televisione russa ha abbandonato ogni forma di cautela e rispetto nei confronti di Donald Trump, abbracciando apertamente un tono satirico e denigratorio. Una scena emblematica si è verificata durante una puntata del talk show condotto da Vladimir Solovyov, volto di punta del canale Rossiya-1 e considerato la “voce del Cremlino”.
Nel corso del dibattito, Solovyov si è lanciato in un’imitazione caricaturale dell’ex presidente americano, parodiando il suo tono di voce e le sue esitazioni: «Quando dici che “sto pensando” di inviare i Tomahawk all’Ucraina, e poi aggiungi “prima ne devo parlare con Putin”, non sembri affatto deciso». Il pubblico in studio — tra cui due deputati di Russia Unita — ha accolto la scenetta con risate e cenni di approvazione. Poco dopo, Solovyov ha rincarato la dose con una provocazione ancora più esplicita: «Se vuoi essere credibile come negoziatore, prima agisci, poi chiama il tuo avversario e dici “ora possiamo parlare”».
La messinscena, dai toni insolitamente teatrali per un talk show politico, è proseguita con un finto dialogo farsesco in cui Trump veniva definito «un fesso, ma un fesso eccezionale», in una satira grottesca che ha di fatto rotto un tabù della propaganda russa: quello del rispetto formale per i leader occidentali, anche quando ostili.
Non si è trattato di un episodio isolato. Anche altri programmi, come quello condotto da Olga Skabeeva, hanno adottato lo stesso registro. In una puntata recente, uno degli ospiti ha raccontato una barzelletta in cui Trump propone a Putin uno scambio grottesco di territori per porre fine alla guerra in Ucraina, suscitando risate e applausi. Episodi del genere segnano una rottura rispetto all’immagine di Trump promossa fino a pochi mesi fa: non più interlocutore ragionevole ma figura goffa, priva di credibilità e capacità decisionale.
Questo cambio di narrativa è significativo, soprattutto alla luce dei recenti sviluppi geopolitici. Dopo il summit di Pechino tra i rappresentanti del cosiddetto “Nuovo Mondo multipolare”, il Cremlino sembra voler ribadire la centralità della propria strategia globale, sminuendo l’importanza delle pressioni occidentali — anche quando provenienti da personalità come Trump. L’ironia televisiva diventa così uno strumento politico: serve a rafforzare l’immagine di un Putin che domina la scena internazionale senza dover concedere nulla, tanto meno agli Stati Uniti.
Inoltre, questa messa in scena risponde a un’esigenza interna: alimentare l’antiamericanismo ancora radicato nella società russa. Denigrare Trump — ex simbolo della possibilità di dialogo con Washington — aiuta a consolidare l’idea che la Russia non ha più bisogno di interlocutori esterni per determinare il proprio futuro. E se un giorno si arriverà davvero a un cessate il fuoco in Ucraina, il messaggio che Mosca vuole trasmettere è chiaro: sarà per decisione unilaterale del Cremlino, non certo per l’iniziativa di un presidente straniero ridicolizzato in TV.
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