di Emilia Morelli
Sanae Takaichi diventa la prima donna premier del Giappone: simbolo di svolta storica e nuovo volto dell’ultradestra nipponica
Per la prima volta nella storia del Giappone, una donna guida il governo. Sanae Takaichi, 64 anni, è stata eletta premier dopo aver ottenuto la maggioranza assoluta già al primo turno nella Camera bassa del Parlamento, con 237 voti, e 125 nella Camera alta. La sua nomina sarà ufficializzata dopo l’incontro con l’imperatore Naruhito e il giuramento previsto in serata. Diventa così il 104° primo ministro del Giappone, segnando una svolta simbolica in un Paese che occupa ancora le ultime posizioni mondiali in materia di parità di genere.
Il profilo della “lady di ferro” giapponese
Nata a Nara, Takaichi è una figura di spicco del Partito Liberal Democratico (PLD), la formazione conservatrice che domina la scena politica giapponese dal dopoguerra. Da sempre considerata esponente dell’ala più a destra, è una fedelissima del compianto ex premier Shinzo Abe, da cui ha ereditato una visione fortemente nazionalista e identitaria.
Appassionata di motociclette ed ex batterista in una band heavy metal, Takaichi è soprannominata la “lady di ferro” giapponese, un chiaro riferimento al suo modello politico: Margaret Thatcher. Le sue visite al controverso santuario Yasukuni, simbolo del passato militarista del Giappone, continuano a suscitare tensioni diplomatiche con Cina e Corea del Sud.
Idee conservatrici e visione economica interventista
Sanae Takaichi è nota per le sue posizioni ultraconservatrici sui temi sociali. Si oppone al matrimonio tra persone dello stesso sesso, alla possibilità per le donne di mantenere il cognome da nubile e a ogni revisione della successione imperiale in chiave paritaria. Sul piano politico, sostiene la revisione della Costituzione pacifista per rafforzare la difesa nazionale di fronte a Cina e Corea del Nord.
Sul fronte economico, però, adotta un approccio più moderato: chiede aumenti della spesa pubblica e riduzioni fiscali per contrastare l’inflazione e rilanciare i consumi, criticando la scelta della Banca del Giappone di alzare i tassi di interesse.
Una coalizione fragile e nuove sfide politiche
Takaichi ha conquistato la leadership del PLD il 4 ottobre, dopo le dimissioni dell’ex premier Shigeru Ishiba. Pochi giorni dopo, ha perso l’appoggio storico del partito centrista Komeito, con cui i conservatori collaboravano da oltre vent’anni. Per ottenere la maggioranza parlamentare, ha stretto un’alleanza in extremis con il movimento di destra Nippon Ishin, un patto che garantisce numeri ma lascia presagire tensioni future.
La neo-premier eredita un partito logorato da scandali e un Paese alle prese con un rallentamento economico. Nei prossimi mesi dovrà trovare compromessi con l’opposizione, soprattutto sulle politiche di bilancio e sul welfare, temi che rischiano di dividere la coalizione.
Il futuro politico e i rapporti internazionali
Quinto primo ministro in cinque anni, Sanae Takaichi dovrà consolidare un governo fragile e restituire stabilità politica al Giappone. Sul piano internazionale la attende subito un’agenda intensa: la prossima settimana è previsto l’arrivo dell’ex presidente americano Donald Trump, segno dell’importanza del rapporto strategico tra Tokyo e Washington.
La sua ascesa, tuttavia, non rappresenta soltanto un cambio di genere ai vertici della politica giapponese, ma anche una virata ideologica a destra che potrebbe ridefinire il ruolo del Giappone in Asia e nel mondo.
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