di Corinna Pindaro
Mattarella a Marcinelle commemora i 262 minatori morti nel 1956 e richiama l’Italia a un impegno concreto per la sicurezza sul lavoro
Con parole cariche di emozione e rispetto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio ai minatori morti nella tragedia di Marcinelle, in Belgio. Nel libro d’onore del museo dedicato all’incendio dell’8 agosto 1956, Mattarella ha scritto un messaggio di profonda gratitudine verso i lavoratori che persero la vita, sottolineando come la memoria di quell’evento debba rafforzare “l’impegno comune per una società più giusta e attenta ai valori fondamentali che uniscono i popoli europei”.
Marcinelle, simbolo del sacrificio degli emigranti italiani
La visita del Capo dello Stato nel luogo della tragedia, a pochi chilometri da Charleroi, ha riportato alla mente una delle pagine più dolorose dell’emigrazione italiana. Quel giorno, 262 minatori, di cui 136 italiani, morirono nelle viscere della miniera di Bois du Cazier, vittime di un incendio che devastò i cunicoli e le vite di centinaia di famiglie.
Molti di quei lavoratori provenivano dal Veneto, dalle Marche, dall’Abruzzo, dal Molise e dalla Sicilia. Erano giovani in cerca di un futuro, giunti in Belgio dopo la guerra, pronti a svolgere un mestiere durissimo e pericoloso. Spesso derisi come “macaroni”, furono protagonisti di un sacrificio che contribuì alla rinascita economica europea del dopoguerra.
Un monito per il presente: troppe vittime sul lavoro
Settant’anni dopo, il monito di Marcinelle resta più attuale che mai. Mattarella ha ricordato come “sul lavoro si continua a morire” e ha definito le morti bianche “una sequela quotidiana che ci richiama drammaticamente a intervenire”. In un messaggio inviato agli Stati Generali sulla salute e sicurezza sul lavoro, il Presidente ha ribadito la necessità di un’alleanza tra istituzioni, imprese e sindacati per garantire la tutela dei lavoratori, sottolineando che “non sono ammesse scorciatoie quando si parla di sicurezza”.
Il ricordo dei sopravvissuti e il valore della memoria
Durante la sua visita, Mattarella ha incontrato familiari delle vittime e l’unico sopravvissuto alla tragedia, Urbano Ciaccio, oggi novantenne, originario di Fano. “Mi sono salvato perché quel giorno non ero di turno – ha raccontato – ma ho perso 262 fratelli”. Il Presidente gli ha stretto la mano, ringraziandolo per la sua testimonianza e ricordando che “il ricordo della tragedia è perenne, ma anche un monito per il futuro del nostro lavoro”.
La visita a Marcinelle si è così trasformata in un pellegrinaggio della memoria, un richiamo alla dignità del lavoro e alla responsabilità collettiva di garantire che tragedie simili non si ripetano mai più.
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