di Redazione
Donald Trump e Anthony Albanese siglano un’intesa strategica per rafforzare la produzione di materie prime critiche. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da Pechino
Gli USA e l’Australia hanno firmato un accordo strategico per lo sviluppo e la lavorazione congiunta delle materie prime critiche, incluse le terre rare, componenti essenziali per i settori tecnologico, militare, spaziale e per la transizione ecologica. L’intesa, annunciata lunedì a Washington dal presidente americano Donald Trump e dal primo ministro australiano Anthony Albanese, prevede investimenti per un totale di 8,5 miliardi di dollari.
Secondo una bozza dell’accordo visionata dall’agenzia Reuters, i due Paesi si impegnano a destinare, nei prossimi sei mesi, un miliardo di dollari ciascuno in progetti di estrazione e lavorazione, con l’obiettivo di costruire filiere indipendenti e resilienti. Il resto degli investimenti sarà erogato attraverso partnership pubblico-private e finanziamenti a lungo termine.
La firma dell’intesa arriva in un momento particolarmente delicato per il mercato globale delle terre rare. Appena dieci giorni fa, la Cina – che controlla oltre l’80% della produzione mondiale – ha annunciato nuove restrizioni all’export e alla raffinazione di queste risorse strategiche, generando preoccupazione tra le economie occidentali.
Secondo diversi media statunitensi, la mossa dell’amministrazione Trump rappresenta un chiaro tentativo di contenere il dominio cinese su un comparto ritenuto sempre più cruciale per l’autonomia industriale e tecnologica dell’Occidente. L’accordo, inoltre, anticipa di pochi giorni l’atteso vertice tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, in programma a fine ottobre in Corea del Sud. È probabile che la questione delle terre rare sarà uno dei temi centrali del confronto bilaterale.
Gli Stati Uniti guardano da tempo all’Australia come partner chiave per l’approvvigionamento di materie prime critiche, grazie alle vaste riserve minerarie del continente e a una filiera già parzialmente attiva. Con questo nuovo patto, Washington punta a diversificare le fonti di approvvigionamento e a costruire un’alternativa concreta all’egemonia cinese.
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