di Ennio Bassi
Forza Italia e Lega contestano l’aumento delle tasse sugli affitti brevi e sulle banche. Sotto accusa anche le misure su pensioni, cultura e contratti pubblici
Non è ancora arrivata in Parlamento, ma la Legge di Bilancio sta già dividendo la maggioranza. Il testo, ancora in lavorazione al Ministero dell’Economia, ha generato un’ondata di malumori all’interno della coalizione di governo. Una prima bozza da 137 articoli ha messo sul tavolo misure che, a poche ore dalla diffusione informale, hanno acceso scontri tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.
Uno dei punti più controversi riguarda l’inasprimento fiscale sugli affitti brevi. La misura, non preannunciata, ha fatto infuriare Forza Italia, che si è detta sorpresa. “Non siamo stati avvisati, lo abbiamo letto direttamente nelle bozze”, ha dichiarato il portavoce azzurro Raffaele Nevi, bollando l’intervento come “una scelta profondamente sbagliata”. Anche Matteo Salvini ha criticato l’iniziativa, giudicandola dannosa per la domanda interna. A puntare il dito è anche Confedilizia: “Non si può colpire chi affitta per brevi periodi in nome della lotta al caro casa”.
Non meno accesa è la polemica sul contributo richiesto alle banche. Il pacchetto attualmente in discussione comprende una serie di misure che spaziano dall’affrancamento delle riserve all’aumento dell’Irap, dalla sospensione delle DTA alla modifica delle regole sulla deducibilità degli interessi passivi. Le misure sono ancora suscettibili di modifiche, in seguito ai colloqui in corso tra il Mef e l’Abi. E come da prassi, l’intero impianto dovrà essere sottoposto al giudizio della Banca centrale europea, che dovrebbe esprimersi nei prossimi giorni.
Nel frattempo, a far discutere è anche la parte previdenziale della manovra. La proroga dell’Ape sociale è confermata, ma nella bozza non compaiono né Quota 103 né Opzione donna. Le pensioni minime aumenteranno di soli 20 euro, e solo per chi ha superato i 70 anni. “Si peggiora la riforma Fornero”, denuncia la Uil, mentre Giuseppe Conte (M5S) annuncia battaglia in Parlamento.
Altri tagli finiscono nel mirino. Dalla bozza risulta eliminato il fondo per il rinnovo del contratto collettivo delle Funzioni Locali, un segnale che la Uil Fpl definisce “inaccettabile” e su cui chiede immediati chiarimenti. Sul fronte della cultura, il comparto cinema lancia l’allarme: con i tagli previsti, migliaia di posti di lavoro sarebbero a rischio.
In parallelo, continua il confronto tra i dicasteri e la Ragioneria per ridefinire l’impatto dei tagli settoriali. Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo invita alla cautela: “La manovra è complessa, serve senso di responsabilità. Ognuno dovrà fare la sua parte”.
Il testo definitivo, intanto, è atteso in Senato entro la fine della settimana. Ma l’unità della maggioranza appare già messa a dura prova. Le opposizioni non perdono occasione per attaccare. “È una manovra senza paternità politica, in cui ogni partito cerca di prendere le distanze dalle scelte più impopolari”, accusa il Partito Democratico, parlando di misure “regressive e prive di visione”.
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