di Carlo Longo
Sette nuovi santi proclamati da Papa Leone XIV in Piazza San Pietro. Tra loro Bartolo Longo e José Gregorio Hernández, testimoni di fede e misericordia
La Chiesa cattolica accoglie sette nuovi santi, canonizzati da Papa Leone XIV durante una solenne celebrazione in Piazza San Pietro. In un rito carico di emozione e spiritualità, il Pontefice ha ricordato che ciascuno di loro ha testimoniato l’amore del Padre con la propria vita, rispondendo con umiltà e dedizione all’appello del Vangelo.
Durante l’omelia, Papa Leone ha invitato i fedeli a riflettere sulla capacità di essere testimoni dell’amore divino: “Quando ascoltiamo il grido di chi soffre, siamo segno dell’amore del Padre, come Cristo lo è stato per tutti?”. Ha poi ricordato che i santi non sono eroi di un ideale terreno, ma “uomini e donne autentici” che hanno saputo vivere la fede fino all’estremo, in epoche e luoghi diversi.
Fede fino al martirio e alla carità
I nuovi santi provengono da continenti e storie differenti: dalla Turchia alla Papua Nuova Guinea, dall’Italia al Venezuela. Tutti uniti da un filo comune — la fedeltà incrollabile al Vangelo. Il Pontefice ha sottolineato che la loro intercessione sia guida e sostegno per l’umanità intera, specialmente nelle prove e nelle difficoltà.
Tra le figure più attese, spiccano san José Gregorio Hernández Cisneros, primo santo venezuelano, conosciuto come “il medico dei poveri”, e san Bartolo Longo, fondatore del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei. Entrambi hanno vissuto un cammino di profonda conversione e servizio, divenendo modelli di carità e umiltà.
San Bartolo Longo: dalla conversione alla città della carità
Nato in Puglia, Bartolo Longo fu inizialmente attratto dallo spiritismo, ma la sua conversione segnò una svolta decisiva. Fondò il celebre Santuario di Pompei e dedicò la sua vita alla diffusione del Rosario, affermando: “Se chi propaga il Rosario si salva, anch’io mi salverò, perché non smetterò di diffonderlo”.
La sua canonizzazione ha ricevuto una dispensa papale, riconoscendo nella sua vita un segno straordinario di fede e di rinnovamento spirituale. La “città della carità” da lui fondata resta oggi un simbolo di speranza e solidarietà cristiana.
Martirio e testimonianza: Ignazio Maloyan e Pietro To Rot
Tra i nuovi santi figura Ignazio Choukrallah Maloyan, arcivescovo armeno cattolico nato a Mardin, in Turchia, martirizzato durante il genocidio armeno del 1915. Arrestato e torturato, rifiutò di abiurare la fede cristiana, dichiarando che “il sangue versato per Cristo è la gioia più grande del mio cuore”. Morì nel giorno dedicato al Sacro Cuore, sigillando il suo sacrificio nell’amore di Cristo.
Pietro To Rot, catechista laico della Papua Nuova Guinea, visse la fede con coraggio durante l’occupazione giapponese. Nonostante la persecuzione, continuò a guidare la preghiera dei fedeli e a difendere la sacralità del matrimonio cristiano. Arrestato e condannato, accettò la morte “per una buona causa: la mia fede”, come confidò alla sorella prima di essere ucciso nel 1945.
Le sante del servizio e della misericordia
Suor Vincenza Maria Poloni, veronese, trasformò la compassione in azione concreta fondando nel 1840 le Sorelle della Misericordia. Per lei, i poveri erano “i veri padroni” da servire con amore e dedizione.
Suor María Carmen Rendiles Martínez, nata a Caracas priva del braccio sinistro, trovò nella fragilità una via di unione con Cristo. Fondò le Serve di Gesù in Venezuela, vivendo ogni dolore come “una piccola scheggia della Croce di Cristo”.
Suor Maria Troncatti, salesiana bresciana, portò il Vangelo e la cura tra i popoli Shuar dell’Ecuador, costruendo scuole e ospedali nel cuore dell’Amazzonia. “Uno sguardo al Crocifisso mi dà vita e coraggio per lavorare” era il suo motto quotidiano, fino alla morte in un incidente aereo nel 1969.
José Gregorio Hernández: il medico dei poveri
Scienziato, docente e uomo di fede, José Gregorio Hernández Cisneros è amato in tutto il Venezuela per la sua vita dedicata ai malati e ai bisognosi. Dopo gli studi a Parigi, introdusse la medicina sperimentale nel suo Paese, ma il suo cuore restò sempre accanto ai poveri.
Durante l’epidemia di influenza spagnola del 1918 offrì la propria vita “per la pace del mondo”. Morì investito da un’auto mentre andava a soccorrere un bambino ammalato, pronunciando il nome della Vergine. Oggi è venerato come simbolo di compassione e fede concreta.
Un messaggio di speranza e unità
Con queste canonizzazioni, Papa Leone XIV ha voluto ricordare che la santità non è un privilegio di pochi, ma una chiamata universale. “La loro intercessione ci accompagni nelle prove e il loro esempio ci ispiri nel cammino della fede”, ha concluso il Pontefice, affidando i nuovi santi all’amore e alla gratitudine del popolo di Dio.
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