di Emilia Morelli
Un ordigno esploso davanti alla casa di Sigfrido Ranucci distrugge le auto del giornalista e della figlia. Indaga l’Antimafia. Reazioni e solidarietà da istituzioni e colleghi
Un ordigno di forte potenza è esploso nella notte tra il cancello e l’auto del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, davanti alla sua abitazione a Pomezia. La deflagrazione ha completamente distrutto la sua macchina e quella della figlia. Secondo le prime ricostruzioni, la carica esplosiva era tale da poter uccidere. Sul luogo sono intervenuti i carabinieri, la Digos e la Procura Antimafia di Roma, che indaga con l’ipotesi di attentato con metodo mafioso.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha immediatamente disposto il rafforzamento della scorta del giornalista, già sotto protezione per precedenti minacce legate alle sue inchieste.
“Poteva ammazzare mia figlia”: la testimonianza di Ranucci
Ranucci ha raccontato di aver vissuto momenti di terrore e di aver sporto denuncia poche ore dopo l’attentato. “La bomba avrebbe potuto ammazzare mia figlia”, ha dichiarato, sottolineando che si tratta di un salto di qualità nelle intimidazioni ricevute nel corso degli anni. Il giornalista, che continua a guidare Report con la sua redazione, ha spiegato che nelle ultime settimane aveva percepito un clima sempre più ostile, alimentato anche da campagne d’odio e delegittimazione.
Le indagini e le prime piste degli inquirenti
La Procura di Roma coordina le indagini con il supporto del nucleo Antimafia. Gli artificieri hanno isolato l’area dopo aver rinvenuto, in una via vicina, una Fiat Cinquecento rubata a Ostia a fine luglio. Si sospetta che possa essere stata usata per trasportare o preparare l’ordigno.
I residenti della zona di Campo Ascolano hanno riferito di aver udito altre esplosioni nelle settimane precedenti, forse test di prova per misurare la reazione delle forze dell’ordine. Testimoni avrebbero visto un uomo incappucciato allontanarsi pochi istanti prima della deflagrazione.
Solidarietà istituzionale e condanna unanime
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso “solidarietà e severa condanna” per l’attacco, sottolineando che la violenza contro i giornalisti è un colpo alla libertà e alla democrazia.
La premier Giorgia Meloni ha definito l’atto “vigliacco e intimidatorio”, mentre il vicepresidente Matteo Salvini ha auspicato “una condanna unanime della politica, senza distinzioni o doppi pesi”.
La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e il commissario Ue per la Giustizia Michael McGrath hanno ribadito che “attaccare i giornalisti significa minacciare le libertà fondamentali dell’Europa”.
Il mondo del giornalismo compatto con Ranucci
La Rai, attraverso l’amministratore delegato Giampaolo Rossi e il Cda, ha manifestato pieno sostegno al conduttore di Report, incontrandolo nella redazione per esprimere vicinanza. Il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, ha definito l’episodio “un atto vile e intollerabile contro i valori del pluralismo e dell’informazione libera”.
Milena Gabanelli, fondatrice di Report, ha commentato: “È un atto intimidatorio, ma hanno sbagliato bersaglio. Quella squadra non si farà mai zittire”.
Massimo Giletti ha aggiunto: “Non è un attacco a un singolo giornalista, ma al giornalismo libero. Non ci fermeranno”.
L’Usigrai ha denunciato “una campagna d’odio crescente contro il giornalismo d’inchiesta che deve finire”.
Reazioni politiche e civili: “Colpire un giornalista è colpire la democrazia”
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha partecipato al presidio davanti alla sede Rai di via Teulada, chiedendo “la fine della delegittimazione” e il ritiro delle querele intentate contro Ranucci e la sua trasmissione.
Anche Nicola Zingaretti ha parlato di “reazione democratica necessaria” e di un segnale concreto che la politica deve dare a difesa della libertà di stampa.
Da destra a sinistra, il messaggio è stato unanime: la violenza contro chi racconta la verità non può trovare spazio in una democrazia. “Colpire un giornalista significa colpire la nostra libertà”, ha ribadito il ministro Elisabetta Casellati.
Il giornalismo sotto attacco e il valore della libertà d’informazione
L’attentato a Sigfrido Ranucci riapre il dibattito sulla sicurezza dei giornalisti d’inchiesta in Italia, spesso bersagli di minacce e intimidazioni. L’episodio segna un grave passo indietro e richiama alla memoria gli anni più bui della storia recente del Paese.
Come ha ricordato il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, “non dobbiamo tornare ai tempi in cui chi raccontava la verità veniva messo a tacere con la paura”.
Nel frattempo, i figli di Ranucci hanno dichiarato con coraggio: “Non abbiamo paura. Siamo orgogliosi di nostro padre”.
Una ferita per la democrazia italiana
L’esplosione davanti alla casa di Sigfrido Ranucci non è solo un atto di intimidazione contro un singolo giornalista, ma un attacco diretto alla libertà di stampa. La reazione corale di istituzioni, colleghi e cittadini mostra quanto il diritto all’informazione resti un pilastro fondamentale della democrazia.
Ora l’Italia intera attende che la giustizia faccia il suo corso e che vengano assicurati alla legge i responsabili di un gesto tanto vile quanto simbolicamente devastante.
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