di Carlo Longo
Il Presidente Mattarella denuncia il crollo dei salari, la diffusione dei contratti pirata e il rischio di nuove disuguaglianze nel mercato del lavoro italiano
In Italia cresce il numero di famiglie che vivono al limite della povertà, mentre le retribuzioni continuano a scendere. Gli stipendi si sono ridotti dell’8,7% negli ultimi anni, un dato che colloca il nostro Paese tra i peggiori del G20 per andamento dei redditi. Mentre i lavoratori faticano a mantenere il proprio tenore di vita, azionisti e top manager beneficiano di premi e compensi milionari, spesso centinaia di volte superiori a quelli dei dipendenti.
Il monito del Presidente Mattarella
Durante la cerimonia di consegna delle Stelle al merito del lavoro 2025 al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l’attenzione sulle contraddizioni che attraversano il mercato del lavoro italiano. Pur riconoscendo i dati positivi sull’occupazione, il Capo dello Stato ha invitato a guardare oltre le statistiche, denunciando la precarietà diffusa e la scarsa qualità dei nuovi impieghi.
Secondo Mattarella, “una società in movimento” non può accontentarsi di numeri che non rispecchiano la reale condizione dei lavoratori. Servono politiche capaci di garantire stabilità, tutele e retribuzioni adeguate.
Contratti pirata e dumping salariale
Tra i principali elementi di criticità, il Presidente ha citato la proliferazione dei cosiddetti contratti pirata, denunciata anche da Confcommercio. Oggi risultano depositati oltre mille contratti collettivi nazionali, di cui circa 250 nei soli settori del turismo e del terziario. Molti di questi accordi sono firmati da organizzazioni sindacali e datoriali poco rappresentative, generando fenomeni di dumping contrattuale che comprimono i salari, riducono le tutele e alimentano una concorrenza sleale tra le imprese.
L’appello all’unità e alla responsabilità sociale
Il messaggio lanciato dal Quirinale è chiaro: le disuguaglianze economiche e sociali minacciano la coesione del Paese. Mattarella ha ricordato come “l’unità del lavoro” sia stata uno dei pilastri della crescita italiana, un principio che non può essere sacrificato in nome dei numeri o dei profitti.
L’appello è rivolto sia al governo, chiamato a intervenire con misure efficaci, sia al mondo imprenditoriale, che deve recuperare un senso di responsabilità sociale nei confronti dei propri dipendenti. Solo così l’Italia potrà tornare a crescere senza lasciare indietro chi lavora.
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