di Corinna Pindaro
Stellantis annuncia un investimento record di 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti: nuovi modelli Jeep e motori a benzina, mentre l’Europa resta indietro
Il gruppo Stellantis ha deciso di puntare con decisione sul mercato statunitense.
Nelle ultime ore, la casa automobilistica guidata da Antonio Filosa ha annunciato il più grande investimento nella propria storia americana: 13 miliardi di dollari in quattro anni, destinati ad ampliare la capacità produttiva e introdurre cinque nuovi modelli.
La mossa segna un cambio di rotta evidente, dettato anche dai nuovi dazi imposti da Donald Trump e dalle regole europee sull’elettrico, che hanno reso meno conveniente investire nel Vecchio Continente.
Un piano che mira non solo a rafforzare la presenza di Stellantis negli Stati Uniti, ma anche a creare oltre 5.000 posti di lavoro in quattro Stati chiave: Illinois, Ohio, Michigan e Indiana.
Dazi e strategia americana: la risposta di Filosa alle politiche di Trump
Il nuovo corso arriva dopo l’uscita di Carlos Tavares, ex amministratore delegato, che aveva pagato il calo delle vendite sul mercato americano.
Con Filosa alla guida, Stellantis ha deciso di seguire le indicazioni di Trump, che ha imposto tariffe sulle auto importate e minacciato ulteriori aumenti per le aziende che non producono localmente.
Il maxi-piano di investimenti è quindi anche un segnale politico: un modo per allinearsi alla politica industriale della Casa Bianca, concentrata sulla produzione interna e sul rilancio dell’occupazione manifatturiera.
I nuovi stabilimenti porteranno un’importante spinta economica in Illinois, Ohio, Michigan e Indiana, con un impatto occupazionale diretto e indiretto significativo.
Gli investimenti Stato per Stato: Jeep, Dodge e nuovi motori
Il piano Stellantis prevede una distribuzione mirata delle risorse:
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Illinois: riapertura dello stabilimento di Belvidere, dove saranno prodotti due nuovi modelli Jeep Cherokee e Compass. L’avvio è previsto nel 2027 e garantirà 3.300 nuovi posti di lavoro.
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Ohio: a Toledo arriverà un investimento di 400 milioni di dollari per la produzione di un nuovo pick-up di medie dimensioni, operativo dal 2028, con 900 assunzioni aggiuntive.
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Michigan: previsto un impegno di 100 milioni di dollari per la produzione di un SUV full-size, sia elettrico che a motore termico, con altri 900 posti di lavoro.
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Detroit: 130 milioni di dollari serviranno per la prossima generazione della Dodge Durango, che entrerà in produzione nel 2029.
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Indiana: nello stabilimento di Kokomo partirà nel 2026 la produzione del motore GMET4 EVO, cuore della nuova gamma termica del gruppo.
Addio elettrico: Stellantis torna ai motori a benzina e diesel
Il maxi-investimento americano conferma una tendenza chiara: Stellantis punta ancora sui motori tradizionali.
L’amministrazione Trump, subito dopo il ritorno alla Casa Bianca, ha revocato le politiche di Biden sull’auto elettrica e ha invitato le case automobilistiche a continuare a produrre veicoli a motore endotermico.
Antonio Filosa ha risposto con convinzione, destinando la maggior parte degli investimenti ai veicoli a benzina e diesel, relegando all’elettrico solo una quota marginale dei progetti.
Una scelta che difficilmente si ripeterà in Europa, dove la normativa – seppur in revisione – continua a favorire la transizione green e scoraggia lo sviluppo dei motori termici.
Effetto in Borsa e reazioni internazionali
L’annuncio arriva in un momento complesso per Stellantis.
L’agenzia di rating Moody’s ha appena rivisto al ribasso l’outlook del gruppo, citando la debolezza del mercato europeo e l’impatto dei dazi americani.
Le azioni del gruppo avevano perso oltre il 25% nell’ultimo anno, ma la notizia del piano USA ha già prodotto un effetto positivo: +5% nelle contrattazioni pre-mercato di mercoledì.
Non tutti, però, hanno accolto con entusiasmo la decisione.
Il Canada ha reagito duramente: lo stabilimento di Brampton, vicino a Toronto, perderà la produzione del SUV Jeep Compass, che sarà trasferita in Illinois per evitare le tariffe statunitensi.
Il premier canadese Mark Carney ha definito la scelta una “diretta conseguenza delle politiche protezionistiche di Washington” e ha promesso di proteggere i lavoratori canadesi individuando nuove opportunità industriali.
I sindacati italiani chiedono un piano per l’Europa
La strategia americana ha riacceso anche il dibattito in Italia.
Secondo la Uilm, la decisione di spostare gli investimenti oltre Atlantico è la prova dei “pasticci europei sulla transizione ecologica”, che hanno reso l’intero settore automobilistico meno competitivo.
Il segretario della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha invece invitato il gruppo a non dimenticare l’Europa:
“Stellantis deve investire anche in Italia. Se il nostro Paese è una delle tre gambe del gruppo, bisogna garantire che viaggi allo stesso ritmo delle altre”.
Un messaggio chiaro a Filosa: dopo il rilancio americano, serve un piano industriale credibile anche per gli stabilimenti europei.
Una scommessa americana dal sapore politico
Con il piano da 13 miliardi, Stellantis consolida la propria presenza negli Stati Uniti e si posiziona come partner industriale chiave per la nuova amministrazione Trump.
Ma la scelta segna anche una frattura crescente con l’Europa, dove la transizione elettrica continua a essere al centro delle strategie pubbliche e industriali.
Se la scommessa americana porterà risultati in termini di crescita e profitti, resta da capire a quale prezzo per l’occupazione e la produzione europea.
Per ora, la direzione è chiara: Stellantis guarda sempre più verso Ovest.
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