di Carlo Longo
Mentre Trump riflette sulla consegna di armi a lungo raggio, un rapporto del Kiel Institute segnala un forte calo del sostegno militare a Kiev. E intanto Mosca blandisce il tycoon con commenti inaspettati
Mentre Donald Trump conferma l’imminente incontro con Volodymyr Zelensky, previsto per venerdì alla Casa Bianca, il dibattito sulla possibile fornitura di missili Tomahawk all’Ucraina si intensifica. Secondo l’ambasciatore americano alla NATO, Matthew Whitaker, un attacco in profondità contro infrastrutture strategiche russe «potrebbe cambiare i calcoli del Cremlino». Ma la mossa resta ad altissimo rischio: Mosca ha già minacciato conseguenze pesanti, definendo i Tomahawk una “linea rossa” invalicabile.
E mentre la diplomazia arranca, gli aiuti militari a Kiev crollano. Secondo l’ultimo rapporto del Kiel Institute for the World Economy, i Paesi europei hanno dimezzato le forniture di armi negli ultimi due mesi, nonostante l’attivazione della lista PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), che consente agli Stati membri della NATO di acquistare armamenti americani da destinare direttamente all’Ucraina.
«Il calo è sorprendente», commenta Christoph Trebesch, responsabile dell’Ukraine Support Tracker,
«soprattutto considerando l’intensità del conflitto e la necessità di rifornimenti continui».
I numeri del crollo
Tra luglio e agosto, il supporto militare europeo è sceso da 3,85 miliardi di euro a 1,65 miliardi, registrando un calo del 57%. In termini complessivi (inclusi USA e Canada), la flessione è del 43%. Contrariamente a quanto sostenuto da Trump, l’UE ha comunque superato gli Stati Uniti per stanziamenti totali dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022.
La geopolitica della vanità
Paradossalmente, mentre la crisi ucraina raggiunge un momento critico, Trump appare più concentrato su se stesso che sulla guerra. La sua ultima polemica? La copertina del Time, che lo celebra per il successo nella mediazione tra Israele ed Egitto ma – a suo dire – lo ritrae con un’inquadratura “terribile”.
«La foto è la peggiore di sempre, mi hanno fatto sparire i capelli e messo una specie di aureola minuscola!»,
ha scritto su Truth, lamentando un attacco alla sua immagine.
A sorpresa, è arrivato il sostegno della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha definito “malata” la scelta dei grafici del Time:
«Solo persone piene d’odio potevano scegliere una foto simile».
Una lusinga ben calibrata, che rivela quanto il Cremlino abbia compreso la psicologia del leader MAGA: lodarne la vanità potrebbe diventare, per Mosca, un modo per influenzare indirettamente le scelte geopolitiche americane.
La pace (ancora) lontana
Sul fronte diplomatico, i segnali restano contraddittori. Da Mosca si fa sapere che «lo slancio dei colloqui di Anchorage si è esaurito», e Putin non ha mai incontrato Zelensky né mostrato segnali concreti di voler negoziare. I Tomahawk, nel frattempo, restano un’arma sospesa tra minaccia e deterrente, e potrebbero essere decisivi per convincere il Cremlino a sedersi al tavolo.
Ma tra i nodi ancora irrisolti c’è anche il silenzio europeo: i Paesi del Sud Europa – come suggerisce Whitaker – sono ancora riluttanti ad aumentare gli acquisti di armi americane. Eppure Washington insiste: “Le nostre armi sono le migliori del mondo”, dice l’ambasciatore, esortando gli alleati a fare di più.
Mentre Zelensky si prepara all’incontro cruciale con Trump, sul campo di battaglia continuano a mancare munizioni, fondi e armi pesanti. E con l’arrivo dell’inverno, il tempo stringe.
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