di Redazione
Sotto l’egida di Stati Uniti ed Egitto, una trentina di leader rilanciano l’impegno per una pace duratura in Medio Oriente. Tra i punti chiave: un possibile ruolo di Hamas come forza di polizia locale e un’amministrazione transitoria con l’egiziano al-Sisi in prima linea

Con una cerimonia solenne all’ombra di una scritta “Peace 2025”, il summit internazionale tenutosi sul Mar Rosso ha segnato l’inizio della Fase 2 dell’accordo per Gaza. Donald Trump, al centro della scena diplomatica, ha ufficializzato l’accordo multilaterale che prevede una serie di misure per la stabilizzazione della Striscia e l’avvio di un processo di pace più ampio in Medio Oriente. Circa trenta leader, in prevalenza arabi ed europei, si sono riuniti sotto la regia congiunta di Stati Uniti ed Egitto. L’obiettivo dichiarato è quello di gettare le basi per un nuovo ordine regionale, attraverso un cessate il fuoco duraturo e una graduale normalizzazione dei rapporti fra le parti in conflitto.
Uno dei passaggi più discussi dell’accordo riguarda la possibilità che Hamas, a determinate condizioni, assuma un ruolo operativo come forza di polizia palestinese nella Striscia. “Hanno manifestato la volontà di porre fine alle ostilità e lo hanno fatto pubblicamente – ha dichiarato Trump – Per questo abbiamo autorizzato una fase di prova limitata nel tempo”. Altro nodo centrale è stato quello della governance transitoria a Gaza. L’egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha ottenuto il primo sostegno ufficiale da parte di Trump per guidare il Board che dovrà traghettare il territorio verso una nuova fase politica. Al-Sisi, per l’occasione, ha anche annunciato una conferenza internazionale sulla ricostruzione, prevista al Cairo per il prossimo novembre.
L’Italia si è detta pronta a giocare un ruolo di primo piano. La premier Giorgia Meloni, intervenuta nei colloqui multilaterali, ha espresso disponibilità a rafforzare la presenza dei carabinieri sul terreno, qualora l’ONU approvasse una risoluzione in tal senso. “Il nostro impegno sarà proporzionato alla necessità di garantire la stabilità dell’area”, ha affermato Meloni.
Nonostante il ritardo di oltre tre ore del volo presidenziale proveniente da Israele, Donald Trump ha catalizzato l’attenzione della giornata. Ha salutato personalmente ciascun leader presente, ha tenuto il discorso inaugurale della cerimonia di firma e ha ringraziato calorosamente gli attori della lunga trattativa, condotta sempre a Sharm nelle scorse settimane. Tra questi, l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani e lo stesso al-Sisi, che ha insignito Trump con il Collare del Nilo, la più alta onorificenza d’Egitto.
Il summit ha mostrato, con ogni evidenza, come le sorti della crisi mediorientale restino fortemente legate alle scelte strategiche di Washington. Tuttavia, l’impegno condiviso da attori regionali e internazionali lascia intravedere uno spiraglio di stabilità in un’area segnata da decenni di conflitto.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Inizia la Fase 2 dell’accordo per Gaza: firmata l’intesa a Sharm el-Sheikh proviene da Associated Medias.

