di Emilia Morelli

Donald Trump firma l’accordo di pace a Gaza al vertice di Sharm el-Sheikh. Netanyahu non partecipa, presenti i principali leader mondiali

pace gazaSi è concluso con la firma dell’accordo di pace per Gaza il vertice internazionale di Sharm el-Sheikh, che ha riunito i principali leader mondiali per porre fine al conflitto mediorientale.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, arrivato in Egitto nel pomeriggio di lunedì 13 ottobre dopo un discorso alla Knesset di Tel Aviv, ha apposto la sua firma sul documento insieme ai rappresentanti di diversi Paesi.

L’intesa segna una svolta diplomatica senza precedenti dopo mesi di tensioni, bombardamenti e negoziati segreti. Tuttavia, l’assenza del premier israeliano Benjamin Netanyahu dal summit ha suscitato molte interpretazioni politiche.

Netanyahu assente al vertice: ufficialmente per motivi religiosi

Nonostante le pressioni di Washington, Benjamin Netanyahu ha scelto di non recarsi in Egitto.
Fonti ufficiali israeliane hanno motivato la decisione con la concomitanza della festività ebraica di Simchat Torà, ma analisti e osservatori ritengono che dietro ci sia anche una valutazione politica.

La partecipazione del presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) al vertice avrebbe infatti creato un confronto diplomaticamente scomodo per il premier israeliano, che dopo gli attacchi del 7 ottobre ha escluso un ruolo futuro dell’Autorità Nazionale Palestinese nella gestione di Gaza.
L’assenza di Netanyahu evita dunque un incontro diretto con Abbas, ma mette in luce le divisioni interne al fronte israeliano rispetto al processo di pace.

Trump: “Ora comincia la ricostruzione di Gaza, sarà la parte più facile”

Nel suo intervento finale, Donald Trump ha celebrato il raggiungimento dell’intesa definendola «un passo decisivo per la pace in Medio Oriente».
«Adesso dobbiamo iniziare a ricostruire Gaza, e sarà la parte più facile», ha dichiarato il presidente statunitense, aggiungendo che l’obiettivo è «garantire sicurezza e stabilità durature per tutte le popolazioni coinvolte».

Secondo fonti americane, il piano di pace prevede una tregua permanente, la graduale smilitarizzazione della Striscia e la creazione di un Consiglio di pace internazionale che supervisionerà la ricostruzione dell’area.

Sisi: “Facciamo di questo momento un nuovo inizio per i popoli del Medio Oriente”

Durante la cerimonia, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha rivolto un accorato appello a Israele e ai Paesi vicini:
«Trasformiamo questo momento storico in un nuovo inizio e lavoriamo insieme per un futuro di convivenza».

Sisi ha sottolineato che la pace non può nascere solo dai governi, ma anche dai popoli, quando «accettano che gli avversari di ieri possano diventare i partner di domani».
Rivolgendosi direttamente a Trump, ha aggiunto: «Presidente, faccia che la guerra a Gaza sia l’ultima nel Medio Oriente».

I leader presenti a Sharm el-Sheikh

Il summit egiziano ha visto la partecipazione di numerosi capi di Stato e di governo, a partire dal padrone di casa al-Sisi e da Donald Trump.
Tra i presenti figuravano il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la premier italiana Giorgia Meloni, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il premier spagnolo Pedro Sánchez, e l’ex premier britannico Tony Blair, indicato come futuro vicepresidente del Consiglio di pace per Gaza.

Anche una delegazione saudita, guidata dal principe Faisal bin Farhan, ha preso parte alla firma dell’intesa, che si è conclusa con la tradizionale “foto di famiglia” dei leader partecipanti.

Trump: “Hamas potrà operare come forza di polizia temporanea”

Poco dopo la cerimonia, Trump ha suscitato sorpresa con una dichiarazione destinata a far discutere.
Intervistato dai media, il presidente ha rivelato di aver autorizzato Hamas a operare come forza di polizia temporanea nella Striscia di Gaza durante la fase di transizione.
«Abbiamo dato loro l’approvazione per un periodo limitato, per mantenere l’ordine e garantire la sicurezza», ha spiegato Trump, aggiungendo che il gruppo palestinese «si è mostrato disponibile a collaborare».

La Casa Bianca non ha rilasciato commenti ufficiali, ma secondo fonti diplomatiche la decisione sarebbe parte di un meccanismo di stabilizzazione temporaneo, in attesa della creazione di una nuova autorità civile palestinese.

Una pace fragile ma storica

Con la firma dell’accordo di Sharm el-Sheikh, Donald Trump punta a riportare il suo nome nella storia della diplomazia internazionale, mentre il Medio Oriente apre un capitolo incerto ma carico di speranze.
Resta da capire se le parti coinvolte — in particolare Israele e Hamas — saranno pronte a rispettare gli impegni assunti e a tradurre la tregua in una pace duratura.

Per ora, il mondo guarda a Gaza con cauta fiducia, nella speranza che questa volta il cessate il fuoco non sia l’ennesima promessa infranta di un conflitto infinito.

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